CUASSO AL MONTE – Dopo la tragedia è il giorno del lutto cittadino a Cuasso al Monte. Come stabilito dal sindaco Loredana Bonora la piccola comunità della Valceresio si è fermata oggi pomeriggio, martedì 31 ottobre, per l’ultimo saluto a Pinuccia Anselmino, 80 anni, e al marito Pierluigi Lachi, 85, che ha sparato alla donna per poi togliersi la vita.
Rito unico
Alle 14 presso la chiesa parrocchiale di Cavagnano, frazione di Cuasso dove vivevano i coniugi e in cui si è consumato l’omicidio-suicidio dello scorso 25 ottobre, ha preso il via il rosario, con l’inizio del rito funebre mezz’ora più tardi. Una cerimonia unica per dire addio alla coppia di coniugi, i cui feretri dopo le esequie saranno condotti al tempio crematorio per la cremazione.
L’ultima parola a Dio
Le tante persone presenti hanno affollato la piccola chiesa e il sagrato affacciato sulle strette vie della frazione. Ad aprire il rito don Marco Usuelli. «Ci troviamo per lasciare l’ultima parola a Dio – ha detto all’inizio delle esequie – si sono dette tante cose, ma la parola di Dio è quella più piena di verità su questa vicenda». Quindi l’omelia recitata da don Franco Bonatti. «Il primo sentimento che noi condividiamo ora è la notte del non senso – ha detto – la notte di scelte irreparabili e scriteriate. La notte che ci prende tutti nella vita anche con esiti come questo, che non possiamo condividere e accettare». Ha poi parlato dell’oscurità che appartiene a ogni essere umano. «La notte dell’oscurita è sull’orlo della vita di ciascuno di noi. Nei momenti di fatica dello stare al mondo si rischia di ingigantire il particolare ma bisogna vedere lo sguardo di insieme e capire che gli altri sono una risorsa».

Quello che lasciano
Il parroco ha poi ricordato non senza emozione le figure dei due coniugi e la loro fede: Pinuccia nata e vissuta a Cavagnano e Pierluigi milanese di origine. «La riservatezza e la religiosità di Pinuccia e il modo scanzonato di porsi di Pierluigi sono lo spessore umano che ci lasciano – ha detto – quello che sono stati l’hanno costruito qui in queste viuzze. “Sono la mia Nazareth”, dicevo a Pierluigi quando apriva e chiudeva le porte della chiesa in occasione dei funerali. Questa umanità l’hanno costruita qui». Ha poi ricordato le loro innumerevoli passeggiate sul Poncione di Ganna e il matrimonio nel 1972 davanti alla Madonna del Sacro Monte di Varese. «Chissà le volte che Pinuccia in questi anni si è rivolta durante la giornata all’Ave Maria dicendo “Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”».
Il ricordo dell’allievo
Al termine della cerimonia un allievo di Pierluigi Lachi ha letto un pensiero rivolto al suo amico e maestro.
Ciao Pierluigi, gli anni sono volati e ora non ci sei più. Venivo al sabato per imparare dalla tua grande esperienza ma soprattutto per il piacere di stare con te. Le nostre chiacchierate mi facevano stare bene. Ricordo le passeggiate in giardino e le uova fresche delle tue galline. Adoravo il tuo modo di parlare e di gesticolare. Il mio unico rimpianto è non esserti stato vicino come avrei voluto. Ti ho amato come se fossi mio nonno. Spero che da lassù mi aiuterai a diventare un bravo orologiaio.
Ciao dal tuo apprendista orologiaio Stefano.
tragedia cuasso coniugi lachi – MALPENSA24
