Un Natale di ironia

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Come si fa a girare alla larga dall’ovvio e dal convenzionale quando si augura Buon Natale? Lo fanno tutti, perché si fa così, fin dai tempi, come scrive nel suo soave e puntuale intervento per Malpensa24 Ivanoe Pellerin, in cui Charles Dickens “inventò il Natale”. Infatti, fu il grande scrittore britannico a introdurre la frase augurale, poi diventata di uso comune in tutto il mondo.

Come si fa? ci chiediamo. Bisognerebbe imparare a lanciare sguardi meno superficiali sugli accadimenti della vita, approfondendoli per capirne le cause, le motivazioni e gli effetti. Se fossimo così profondi finiremmo davvero per evitare l’ovvio e il convenzionale. E magari per convincerci che il Natale, con la sua melassa sociale di stereotipi e con l’ansia consumistica, non sia più la festa delle feste, affrancata dai significati religiosi che l’hanno imposta nei secoli e ai quali, chi crede, dovrebbe riferirsi con maggiore attenzione e convinzione. Del resto, quanti di noi ripetono, più o meno a voce alta, “che barba le festività”? Eppure, eccoci ancora qua, come ogni anno, a compiacere una tradizione che è andata evolvendo, ma in peggio, col passare del tempo.

Se c’è un aspetto positivo in tutto questo è che ci sentiamo (entra di nuovo in scena Dickens) per una volta più buoni. Frutto oppure no, questa finta bontà, degli schemi che ci condizionano e ai quali ci concediamo fanciullescamente. I regali, il cenone, il panettone, il mascarpone e la glicemia che festeggia assieme a noi. Ma sì, godiamoci questo momento perché, subito dopo Santo Stefano, torneremo ad essere quelli di sempre, con le nostre paure, le delusioni, le aspettative disattese, i rancori e i problemi che ci assediano, chi più chi meno.

Sereni, almeno per un giorno. Così, anche noi di Malpensa24 formuliamo i migliori auguri, nella più banale delle forme. Ci sovviene però un pensiero per uscire dall’imbarazzo: che questo Natale doni a tutti un briciolo di ironia, che non risolve i guai ma aiuta ad affrontare con meno affanni la quotidianità. Bisognerebbe che, tutti, ci prendessimo meno sul serio. Soprattutto chi gestisce la baracca pubblica e istituzionale e pensa, per il semplice fatto di essere lì, di beneficiare di meriti, intelligenza e impunità. Sarebbe un grande passo verso una società meno arrabbiata, nervosa e cinica se, davvero, affrontassimo gli eventi per quelli che sono, con la capacità di sdrammatizzarli perché, tanto, “non ne vale la pena”.

E allora, ringraziando chi tutti i giorni ci segue, in costante aumento (oramai sono decine di migliaia), chi contribuisce con passione e competenza alla realizzazione del giornale online e, ultimo ma non ultimo, ringraziando l’editore Fabrizio Iseni che imposta la sua linea editoriale all’insegna del pluralismo e della libertà, lasciamoci andare nelle braccia della festività. Che sarà pure un “peso”, ma forse, sotto sotto, è ancora ciò che permette di illuderci che il futuro sarà migliore.

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