Una Carta Lombarda in soccorso a Salvini

lega carta lombarda
Massimiliano Romeo e Matteo Salvini

di Massimo Lodi

Due giorni di ritiro in Valtellina per preparare il raduno di Pontida, fissato tra una settimana. Urge ricompattare le file leghiste, e se ne rende ben conto il segretario lombardo Romeo. Appello a Salvini, raccolto. Partecipazione dei big locali del partito, a cominciare dal ministro Giorgetti. La questione settentrionale è roba seria, mica si può lasciarne l’appalto/ la soluzione ai meloniani, che aspirano a piazzare Fidanza al posto di Fontana nel Pirellone 2028 (magari 2027, anticipando i tempi) e ambiscono a sostituire Sala al prossimo rendez-vous milanese. Con chi, ancora da decidere: certo, comunque, uno del giro dei La Russa.

Dunque scatta l’allerta nel Carroccio. Era ora, dopo la dormita sull’illusione vannacciana. Il generale andrà bene (forse) a raccattare voti su differenti scenari, non su quello di casa nostra. Qui l’insofferenza monta, e dal mitico Pratone bergamasco dovrà venire un messaggio unitario, forte, comprensibile. Comprensibile, ecco. Puntato su temi di quotidiana sperimentazione: liste d’attesa  negli ospedali, sicurezza bordo dei treni, risposte alle pressanti domande -ordine, lavoro, merito- della gente comune, orfana di quello che fu il sindacato del territorio.

Riesumarlo può sembrare un taglio di prospettiva nella visione post-nordista disegnata dal Capitano? Ma no, apparirebbe (1) come un sussulto di pragmatismo. E poi (2) come la valorizzazione (ex vaporizzazione) delle origini, mirata alle emergenze d’oggi. Che male c’è, un esempio fra i tanti, a riprendere la battaglia in favore del riequilibrio contributivo fra questa regione e regioni diverse da questa? Se il costo del vivere cambia, nei vari luoghi d’Italia, perché non deve cambiare lo stipendio di chi se la smazza? Non si tratta di discriminare, semmai di armonizzare.

Operazione che rischia d’aprire il conflitto con gli alleati di Fratelli d’Italia e Forza italia? E che lo apra, sostengono molti iscritti. Da perdere non abbiamo nulla, da guadagnare qualcosa. Forse tanto. Del resto a Salvini -letti i sondaggi a proposito di regionali in Marche, Calabria, Toscana che danno la Lega dietro i due partner della coalizione- conviene creare un fronte solido, senza crepe, agguerrito nella Padania più Prealpi da tempo insofferenti verso di lui.

Perciò la Carta Lombardia ha buone probabilità di diventare un manifesto programmatico simbolo dell’adunata là dove si sono celebrati i fasti dei bossiani, e dei seguaci del Senatùr quando il Senatùr è stato costretto a tirarsi da parte. All’agriturismo La Fiorida, tra un piatto di pizzoccheri e un bicchiere di grumello, pare esser fiorito un germoglio protestatario raccolto dal Capitano, che qui non può limitarsi a raccontare le mirabilie del Ponte sullo Stretto o trovare giustificazioni all’espansionismo autocratico di Putin. Qui gli tocca rispondere tosto a domande toste, se no rischia l’erosione d’una base di consenso che resta fondamentale, specie qualora la Lega dovesse arretrare in suffragi nell’Italia lontana dal leghismo d’antan. E non parliamo poi dell’urgenza d’un tale revirement nel caso in cui dal Veneto del dopo Zaia arrivassero notizie non esaltanti. Anzi, deprimenti. Romeo, uno che ha il polso della situazione, ha messo sull’avviso: resuscitiamo il pellegrinaggio alle nostre storiche fonti.

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