Una donna sola al comando

bottini meloni iran

di Gian Franco Bottini

La giornalista Sala è tornata a casa; in tempi brevissimi rispetto ad altre analoghe situazioni in quei Paesi così diversi da noi. Persino la Schlein è stata costretta a congratularsi con tutto il sistema governo-diplomazia ed in primis con Giorgia Meloni che, nella circostanza, ha dimostrato di non essere per caso la vera “Première” di quell’atelier, spesso sconclusionato, che è il suo Consiglio dei Ministri.

Per la verità tutto il Paese ha dimostrato maturità, perché il richiesto “silenzio stampa” ha avuto il rispetto non solo dei giornali, ma anche dei politici di minoranza e persino di Salvini che è riuscito a tener chiusa la bocca. E’ in questo clima di riservatezza che si inquadra anche il chiacchierato viaggio in Florida della nostra Première; organizzato, pare, all’oscuro persino dei suoi alleati più stretti, apparsi prima molto incazzati e poi partecipi alla festa, ma con la forzata allegria di quei calciatori impegnati a spintonarsi per alzare la coppa pur avendo visto la partita dalla panchina.

Molte ipotesi si fanno e qualche verità potrà col tempo venire a galla, perché queste difficili operazioni hanno sempre un dare ed un avere, che in questo caso è certo ed è il più importante: il ritorno della giornalista italiana, puro “ostaggio” di un regime che non ha saputo nemmeno indicare la sua colpa.

La Meloni, con questo colpo di teatro di fine anno, ha sicuramente rasserenato l’aria un po’ nebbiosa che la avvolgeva negli ultimi tempi e ha rafforzato la sua immagine internazionale.  Se Draghi aveva già alzato la credibilità del Paese, grazie al suo carisma personale, Giorgia Meloni, dimostrando di saper ben razzolare nel prato della politica, ha sicuramente alzata ancor più l’asticella, come da tempo non succedeva per un Premier italiano.

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GIan Franco Bottini

Ottenere una pronta disponibilità americana e il rilascio di Sala con “pagamento dilazionato” (l’avvenuta scarcerazione dell’ingegnere iraniano), da uno Stato come quello degli aytollah, sono esiti che parlano di fiducia e credibilità, sicuramente personali ma conseguentemente dell’intero Paese. Come dire: Meloni, una “vecchia politica” nei panni di una “giovane signora”!

Indubbiamente un buon viatico per il Paese, anche se non vorremmo esser presi per degli ingenui entusiasti. Sappiamo perfettamente che vincere un derby non vuol dire vincere il campionato anche se non va dimenticato che, con una accresciuta fiducia nei propri mezzi, può succedere che anche il Verona possa vincere lo scudetto. Ogni medaglia, anche se d’oro, ha il proprio retro, che in questo caso ci pare possa essere la fisionomia coppiana della Première, da “uomo (!) solo al comando”; una fisionomia che si va sempre più accentuando e che se non ben gestita e opportunamente mitigata, rischia di mettere sul suo cammino invidie e contrarietà, sia in campo nazionale che internazionale.

Non abbiamo ovviamente nulla da insegnare, ma solo per ricordarlo a noi stessi, la recente storia ci segnala che ogniqualvolta una personalità politica si è compiaciuta di assumere tali sembianze (Berlusconi, Renzi) l’opinione pubblica italiana (non ignoriamo mai quel 50% di non votanti prevalentemente cosidetti “moderati”!) ne ha decretato il declino.  Si può pensare che ciò avvenga perchè i ricordi di un passato non lontano rendono il popolo italiano molto sensibile di fronte ad una paventata minaccia per il pluralismo democratico?  Può essere; in tal caso la nostra Première , per ovvie ragioni di storia personale, potrebbe essere facile oggetto di diffidente attenzione.

Così come molta attenzione dovrà invece mettere Lei nel badare all’equilibrio interno alla sua coalizione, dove i leaders dei partiti alleati potrebbero andare in “sbattimento” nel vedere che, con il suo esuberante attivismo, la Première si allontana sempre di più da quella configurazione di “primus inter pares” a suo tempo da loro venduta ai propri elettori.

Per non parlare poi del contesto europeo dove Francia e Germania, oggi in grande difficoltà, non vedono certo con simpatia queste “famigliarità” americane e con sospetto anche l’inusuale rapido esito della vicenda Sala, che potrebbe far pensare ad un segnale di considerazione verso Meloni come possibile futuro ponte diplomatico fra Iran, America ed Europa.

Ci deluderebbe, la nostra Première, se non avesse ben chiaro che il suo, indubbiamente accresciuto, profilo internazionale dovrà giocarlo nell’ambito di una Europa unita, con molta cautela nei rapporti bilaterali, che potrebbero solleticare la sua “vanità politica” ma a spese dell’integrità continentale e del suo indebolimento. Quest’ultimo, per esempio, il vecchio obbiettivo che Trump non mancherà di “rispolverare”. Ma siamo certi che la”giovane signora” tutto ciò lo ha ben chiaro e, almeno da questi punti di vista, non ci deluderà.

bottini meloni iran – MALPENSA24

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