FAGNANO OLONA – Una marcia per la pace tra i comuni del Medio Olona: si terrà domenica 12 novembre dalle 14 alle 17 lungo la ciclabile in Valle Olona, con partenza all’altezza di Gorla Minore e arrivo a Calipolis, a Fagnano Olona. Organizzano le sezioni ANPI di Fagnano Olona, Solbiate Olona, Olgiate Olona, Gorla Minore, Gorla Maggiore, Castellanza. «Torniamo umani» questo il leit motiv della manifestazione.
L’appello
L’appello viene rivolto “a tutti i cittadini dei comuni della valle Olona, uomini e donne di tutte le età, di tutte le religioni, di tutte le classi sociali e di tutte le nazionalità, sensibili all’impegno per la giustizia e la fratellanza tra i popoli, preoccupati per una situazione geopolitica globale in costante deterioramento, che vogliano unirsi sotto un’unica bandiera con i colori della Pace“.
Torniamo umani
L’umanità è sempre più confrontata a conflitti armati in varie parti del mondo, che hanno come vittime sempre più i civili, i più indifesi, spesso i più poveri, gli inermi. Papa Francesco dice che “Viviamo in una terza guerra mondiale, combattuta a pezzi”. L’ultimo conflitto, ma solo in ordine di tempo, vede la popolazione civile di Palestina e Israele vittime di decenni di scontri, di conflitti territoriali e problemi politici irrisolti. L’espansionismo israeliano, gli interventi sconsiderati, guidati da una logica di dominio sul mondo perpetrati da decenni dagli Stati Uniti e dal blocco atlantico, la totale sudditanza e impotenza italiana ed europea, il cinismo e l’opportunismo dei governi dei Paesi arabi e un uso sciagurato e criminale del metodo terrorista, di sovente non privo di un blasfemo richiamo a Dio, hanno causato migliaia di morti tra la popolazione civile, con una altissima percentuale tra i i bambini, decine di migliaia di feriti, mutilati, orfani, distruzioni catastrofiche, condizioni di vita disumane. Sottoporre ad un assedio un intero territorio, bombardarlo distruggendo case, strade, scuole ed ospedali, va oltre ogni possibilità di comprensione e ‘’regola’’ che ogni guerra dovrebbe osservare. Una grande democrazia, se vuole essere tale, non può attuare interventi di distruzione totale in cui bambini, donne, anziani, ammalati siano le principali vittime. Così come, del resto, rapire civili o sparare nel mucchio non può in alcun caso essere contemplato come lotta politica lecita, l’atto terroristico è un crimine e non trova mai giustificazione, esso apre le porte solo a nuovo odio, a nuove tragedie e al rischio di una degenerazione del conflitto pericolosissima e molto oltre i confini dove si è generato. È ora di fermare questa giostra mortale, che gira all’impazzata ormai da troppo tempo. È compito della politica tutta farlo, la diplomazia e la politica trovano il loro senso più alto e nobile nel prevenire le guerre e, quando esse siano in corso, nel portarle a soluzione. È dovere morale e politico che, laddove si eserciti il potere di decidere, si ascoltino le voci del popolo, delle associazioni, di chi autenticamente opera per la pace e la giustizia tra i popoli del mondo. Troppo spesso il sentimento comune e popolare è ignorato da una politica che, neppure in grado di imporre una minima tregua di tipo umanitario, risulta sempre più sconnessa dagli imperativi morali dell’essere pienamente umano, rispondendo a interessi di parte o di area di appartenenza. È dovere di tutti noi dare testimonianza di vicinanza, compassione e solidarietà verso tutte le vittime.Da che parte stare
Le nostre coscienze oggi sono chiamate a confrontarsi con le migliaia di bambini morti innocenti , con un numero enormemente maggiore di feriti, mutilati, orfani, catastrofi sociali, ambientali e condizioni di vita inumane, povertà, povertà e ancora povertà, in molte parti del mondo. Questo stato di cose è il presupposto di nuovi enormi esodi di massa, con il solo risultato dello sfruttamento economico di masse impoverite, di odio etnico e di razzismo. Da che parte stare? È la domanda che ci impongono costantemente i media e la politica. Nell’atto di scegliere, essi ci ricordano costantemente di valutare ‘’da che parte del mondo sei nato’’, e qual è la scelta migliore per ‘’il tuo interesse’’. Respingiamo questa logica, che ha portato alla situazione attuale. Ogni guerra, ogni conflitto non parte senza ragioni, si parte sempre da cose concrete: controllo di risorse energetiche, ettari in più da coltivare a frutti che si venderanno in Europa o all’altro capo del mondo; tante e ripetute piccole e grandi ingiustizie, che aumentano sino a diventare grandi drammi sociali. Con egoismo e ignoranza, anziché con giustizia, seguendo la sola logica economica e politica connaturata al profitto, tipica del capitalismo, quand’anche espressa in stati democratici, siamo arrivati a questo punto. Da troppi anni il “nostro sistema” produce conflitti e non sa né prevenire né risolvere le guerre: ha fallito. Da che parte stare, dunque? Non ci può essere alcun dubbio su questa scelta: se si ha sete di equità, libertà e giustizia si sta sempre e comunque dalla parte delle vittime, degli oppressi, degli indifesi. Nostra patria sia il mondo intero.
