Vaccini Covid, la protesta degli operatori funebri di Somma: «Anche noi rischiamo»

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SOMMA LOMBARDO – C’è chi per lavoro non può rinunciare a rituali standard che includono contatti e assembramenti. Nemmeno in tempo di Covid. Lo sa bene Andrea Mancini, impiegato alle onoranze funebri “La Sant’Agnese” di Somma Lombardo, che ogni giorno, con i suoi colleghi, si vede costretto a dribblare potenziali rischi di contagio. Abbracci, parenti riuniti e incontri ravvicinati, ma anche visite in luoghi sensibili come ospedali, case di riposo e ospizi. In questa situazione la domanda che si pone è ben più che lecita: «Perché la nostra categoria non rientra fra quelle che hanno la priorità di accedere ai vaccini?». Non sono mancati i tentativi di informarsi, almeno per capirne i motivi se proprio non è possibile cambiare le regole. Ma niente: «Nessuno ci ascolta».

Il Covid fa paura, ma si deve lavorare

In cima alla lista ci sono medici e operatori sanitari, giusto così. E fra le categorie a rischio ci sono anche over 80, insegnanti e volontari, «niente da dire a riguardo». La questione è molto più semplice. «Vediamo molte persone che si abbracciano e stanno vicine. Facciamo un mestiere che include questi passaggi e l’unica certezza che vogliamo è essere tutelati», spiega Mancini. Sì, perché lavorare nel settore richiede tatto e sensibilità. E con i tempi che corrono, si può pure chiudere un occhio quando, in un momento di fragilità, le persone si consolano con un abbraccio, anche striminzito. Il Covid fa paura a tutti, e rinunciare al lavoro è impossibile. «Fin dal primo giorno d’emergenza sanitaria siamo corsi ai ripari, attrezzandoci con i dispositivi di sicurezza necessari: mascherine, guanti, tute, visiere e sanificanti. Tutti strumenti che hanno un costo. E che puntualmente finiscono a carico del datore di lavoro». Non sono poche nemmeno le spese aggiuntive personali, perché «anche noi abbiamo una famiglia e dei parenti che magari sono più a rischio di altri». E quindi tra tamponi e accertamenti, «ogni volta si spendono almeno 30 euro». Insomma, va bene che ci siano categorie molto esposte, «ma anche noi rischiamo tutti i giorni».

«Nessuno ci dà retta»

Fra i tentativi fatti, Mancini ha provato anche a prenotare una dose di vaccino approfittando della falla che qualche giorno fa ha colpito il sistema di registrazioni in Lombardia. «Più che altro è stato un esperimento, per avere dettagli sul fatto che la mia categoria non rientra fra quelle a rischio», racconta. «Inserendo i miei dati mi era stata convalidata l’adesione». Documenti alla mano è quindi andato in farmacia per confermare la prenotazione. «Mi hanno ribadito che il sistema aveva avuto dei problemi e che non ci sarebbe stata la possibilità di essere vaccinato». Il motivo è sempre lo stesso: «Mi hanno spiegato che non rientro fra i lavoratori che hanno questa priorità e che avrei dovuto aspettare le dosi di massa». E ora, a nome di tutti i colleghi, alza la voce: «Spero davvero che qualcosa cambi, non possiamo andare avanti mettendo in repentaglio la nostra salute. Ma nessuno ci dà retta».

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