Scelte incomprensibili dal Governo dei migliori

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Tra le varie scelte del Governo Draghi salta all’occhio quella che regolamenta la validità dei pass legati ai vaccini.
Sono un tecnico sanitario di radiologia medica e, come la maggior parte dei sanitari, ho ricevuto la seconda dose del vaccino a gennaio 2021, pertanto a luglio scadranno i miei/nostri fatidici sei mesi dalla seconda somministrazione.
In pratica, in base alle direttive emanate dal Governo, nel mio caso, dal 29 luglio, non potrò più spostarmi tra Regioni di colore differente e probabilmente, non potrò recarmi neppure al cinema, al ristorante, o nei
teatri.
Seguendo un ragionamento logico, se il pass dopo sei mesi non ha più valore per spostarsi tra le varie regioni, per entrare nei teatri o al ristorante, a maggior ragione non avrà valore per stare vicino e ad assistere i pazienti
in quanto, l’art. 4, comma 1, d.l. 44 del 1° aprile 2021, specifica che al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, il vaccino costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati …, in pratica come ben sappiamo, decreta l’obbligo di vaccinazione per tutti i sanitari, pena, nei casi più gravi, anche il licenziamento.
Appare evidente che, secondo le regole governative, nessuno di noi, dopo i sei mesi dalla seconda dose del vaccino, se non nuovamente vaccinato, potrà accedere nei vari reparti e/o servizi.
Cari politici del Governo dei migliori, visto che mancano due mesi alla scadenza della maggior parte dei vaccini fatti ai sanitari, per favore ci dite, immediatamente, cosa ci riserva il nostro futuro e di conseguenza quello
dei cittadini/pazienti? Nuovo vaccino? Tamponi ogni settimana?
Altra osservazione. Se un cittadino si sposta tra Regioni di colori differenti per lavoro, necessità o salute, può farlo utilizzando la classica autocertificazione, mi chiedo: che differenza c’è se si entra in una Regione per lavoro, salute o turismo? Il virus fa distinzione? Può contagiare in un caso e nell’altro no? Capisco che rimanere in vacanza comporta una maggiore permanenza in un determinato luogo (questo comunque può avvenire anche per quei lavori che richiedono il soggiorno per alcuni giorni), ma ai fini del contagio e della diffusione, il rischio rimane sia nell’uno che nell’altro caso, quindi, credo, che per logica, in entrambi i casi, i criteri e le modalità di accesso dovrebbero essere identiche.
Il Governo ha trovato il modo per far viaggiare chi è stato vaccinato e chi è guarito dal covid, con le modalità, secondo me discutibili, esposte in precedenza. E per tutti gli altri? Servirà l’esito di un tampone, sia esso molecolare che antigenico, eseguito nelle 48 ore precedenti alla partenza, con conseguenti costi a carico del cittadino.
Ma la costituzione (art. 3) non dice che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini ….”?
Se lo Stato non è in grado di vaccinare tutti i cittadini che vorrebbero farlo in tempi brevi (non è una critica ma una constatazione legata ai tempi di consegna dei vaccini quindi non imputabile, completamente, all’organizzazione dello Stato o delle Regioni …) credo che per garantire le stesse opportunità, i costi dei tamponi non
debbano ricadere sul singolo cittadino, bensì sullo Stato. Non dico di concedere tamponi gratuiti per tutti, ma almeno, come ad esempio avviene in altri Stati (vedi Svizzera, Inghilterra…) un numero limitato (ad esempio 4/5 al mese) a carico dello Stato.
Dal 26 aprile 2021 il Governo Draghi ha ripristinato le zone gialle e lo fa, come ha specificato nella sua conferenza stampa, perché i dati epidemiologici attuali lo permettono e comunque, a domanda ben precisa, sottolinea che il Governo è pronto a tornare indietro qualora i monitoraggi dovessero evidenziare delle nuove criticità.
Prima valutazione: ad oggi i la media dei morti quotidiani è piuttosto alta, soltanto nella giornata di ieri sono stati 344 e quasi 14.000 i nuovi contagiati.
Alla luce di questi dati oggettivi , credo che, anche se il tasso di positività è al 3,4% e i ricoveri nei reparti e nelle terapie intensive sono calate, dobbiamo comunque stare molto prudenti e compiere scelte equilibrate
che consentano una ripresa delle attività tenendo sempre come prioritaria la sicurezza sanitaria.
Evitino i politici di continuare a voler piazzare bandierine ogni qualvolta questo Governo decida qualcosa.
Si mettano bene in testa che se esiste l’ennesimo Governo tecnico, devono volare bassi e non hanno diritto a gioire, in quanto la nascita di tali Governi sono frutto dell’evidente incapacità dei politici stessi di fare una vera
politica a favore dei cittadini e quindi di risolvere i millenari problemi che assillano l’Italia e gli italiani.
Rispetto al ripristino delle zone gialle, mi pare che il Governo Draghi non stia facendo nulla di nuovo rispetto a quello che faceva il precedente Governo Conte 2: se i dati miglioravano, le Regioni venivano posizionate in
una determinata zona, viceversa, se gli stessi peggioravano, le regioni si ritrovavano nelle zone più restrittive.
Identica decisione presa dal Governo Draghi.
Come abbiamo già visto, rispetto al Conte 2 nulla è cambiato sulla classificazione delle zone rosse, gialle o arancioni, se non i componenti del Comitato Tecnico Scientifica (CTS) che sono coloro i quali, ieri come oggi,
dopo attenta valutazione dei parametri, che consigliano e in pratica spingono il Governo a prendere determinate decisioni.
Cambia l’ordine dei fattori ma il prodotto non cambia. Parlano di cattiva gestione della pandemia coloro i quali hanno da sempre gridato alle riaperture, alla morte del virus, all’inutilità delle mascherine etc.
E’ vero non tutto è andato alla perfezione ma non oso pensare a quanto ammonterebbero oggi il numero delle vittime e dei contagiati se al Governo ci fossero stati coloro i quali hanno sempre richiesto maggiori
libertà, gli stessi che ancora oggi criticano il Ministro Speranza e di conseguenza i Governi del quale ha fatto e fa parte, quindi compreso quello attuale del quale gli stesi sono parte integrante e che in barba alle
accuse più volte rivolte al Ministro setsso, ieri hanno bocciato l’ordine del giorno che prevedeva la sfiducia al Ministro della Salute.
A parole dicono una cosa, nei fatti, fanno tutt’altro. Come non c’è stata discontinuità con il Conte 2 sulla classificazione delle Regioni, stessa cosa possiamo dire sui ristori, pardon, sostegni, insufficienti e tardivi nell’erogazione, oggi come ieri.
Vogliamo parlare delle scuole? Quante volte abbiamo sentito i politici sgolarsi per ripetere che le prime a
riaprire dovevano essere le scuole. In questi 15 mesi, hanno aperto, chiuso, riaperto, richiuso e la solita musica che abbiamo sentito è stata: le scuole sono sicure, è tutto ciò che c’è fuori che non lo è, trasporti in primis.
Mi chiedo: su questo campo cosa si è fatto?
Nulla, assolutamente nulla, se è vero che i Presidenti di Regione, che prima gridavano di riaprire le scuole in presenza, oggi che il Governo ha deciso di riaprirle, dicono che la presenza al 100% non è possibile a causa della mancanza di trasporti e delle classi troppo piccole per garantire un adeguato distanziamento.
Ma come, dopo più di un anno abbiamo ancora problemi di trasporti e addirittura, soltanto oggi si accorgono che le classi sono piccole?
Classi piccole e inadeguate per garantire il distanziamento. Quale distanziamento? Si riferiscono “all’ammassato distanziamento” che viene garantito ogni giorno nelle metropolitane, negli autobus, sui treni o da i giornalisti ed intervistatori che attorniano (li vediamo quotidianamente nei TG) il politico di turno?
Si parla tanto della digitalizzazione e oggi che, grazie alle innumerevoli applicazioni sarebbe possibile gestire in assoluta sicurezza ingressi e organizzazioni interne nei ristoranti, musei, cinema, teatri, palestre, piscine etc, si preferisce ignorarle, tenendo chiusi i locali e spingendo i gestori, sempre più verso il baratro.
Esercenti che vengono da tempo penalizzati e tartassati, di contro, vengono liberamente accettate, aggrovigliate e incandescenti manifestazioni di piazza, ingorghi di cronisti intorno ai politici o assembramenti tra politici
stessi (vedi le immagini che giungono durante le sedute di camera e senato), ammucchiate su treni, bus e metropolitane.
Sempre da lunedì 26 aprile, è consentita la ripresa, nelle sole regioni gialle, delle attività sportive all’aperto, ivi compresi gli sport di contatto. Mi chiedo, perché per svolgere lo sport di contatto non è previsto nessun protocollo
se non il divieto di utilizzo degli spogliatoi?
Permettiamo ad amici, parenti e sconosciuti di incrociarsi, nei vari campi da giuoco e non chiediamo loro di esibire nessuna documentazione che attesti lo stato di buona salute?
Non è una contraddizione obbligare la popolazione ad andare in giro con la mascherina e nello stesso tempo consentire lo svolgimento di sport da contatto dove ( lo dice la parola stessa) ci sono continui contatti, anche faccia a faccia, spesso tra sconosciuti, senza nessuna protezione?
Non è una modalità che contribuisce notevolmente a diffondere il virus visto che, tra l’altro, tali attività sono svolte soprattutto da giovani considerati oggi tra i più pericolosi, spesso asintomatici, vettori del virus?
Un’ulteriore incongruenza è quella che si riscontra anche tra l’obbligo di indossare mascherine all’esterno e la concessione di poter liberamente fumare.
Qual è il senso o la logica? Perché permettere a chi fuma di poter tranquillamente espellere il suo fumo e quindi
anche qualche droppers, passeggiando liberamente in strada o sostando all’ingresso di un negozio o di un centro commerciale?
La ragionevolezza dovrebbe consentire esclusivamente le riaperture la dove ciò può realmente avvenire in tutta sicurezza e vietare quelle che oggi appaiono come un contentino per Tizio, Caio o Sempronio, sapendo che mai le regole verranno rispettate perché inapplicabili.
Non è più accettabile sentirsi dire che non si può aprire perché il virus è ancora attivo salvo poi constatare concessioni inverosimili a certe categorie e vietarle ad altre.
Secondo il mio ragionamento le incongruenze appaiono evidenti, ma mi chiedo: si tratta di miopia, di incapacità o di concessioni a i vari politici di turno e/o a favore delle solite lobby?
Personalmente, sono per la prudenza e per la regolamentazione di tutto e visto che come istituzioni abbiamo, il CTS, l’ISS, i grandi tecnici al governo, non capisco come tali regolamentazioni presentino forti incongruenze e diseguaglianze. Una volta stabilite le regole, le stesse devono valere sempre, per tutti e soprattutto
devono essere fatte rispettare con rigidi controlli, in strada e nei locali.
In nome della solita grave situazione che pare ogni volta avvenga per colpa dei
cittadini e non a causa dell’incapacità dei politici che continuano a mantenere privilegi e diritti acquisititi, ci ritroviamo l’ennesimo Governo di Unità nazionale.
Un Governo sostenuto da partiti che in un mondo reale sarebbero alternativi e che quotidianamente cercano di trovare una sintesi per il bene dell’Italia, una sintesi che spero non si traduca nell’ennesima beffa per gli italiani e che non ci porti nuove tasse sulla prima casa o su altro, scaloni sulle pensioni, peggiore potere d‘acquisto
per i ceti medio basso, rialzo dei prezzi etc….
La politica italiana è abituata a dire tutto e il contrario di tutto, creare coalizioni con chi un minuto prima era il più pericoloso nemico e a stare comodamente al Governo facendo anche opposizione.
Dopo più di un anno siamo tutti stanchi e molti cittadini si sentono presi in giro per i diversi trattamenti ricevuti, per i pochi controlli, per i pochi ristori e per le tantissime incongruità che purtroppo persistono anche in questo Governo dei migliori che personalmente mi ha deluso rispetto alle decisioni intraprese relativamente alla gestione pandemica e che spero faccia molto meglio per il bene del paese, sulla programmazione e soprattutto sull’attuazione del Recovery plan.

Pietro Rizzuto

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