VARESE – L’anno scorso ci aveva provato Gallarate, che era arrivata tra le cinque finaliste ma aveva visto il suo sogno infrangersi con la vittoria di Gibellina, centro siciliano della provincia di Trapani. Quest’anno sarà probabilmente Varese a correre per il titolo di “Capitale italiana dell’arte contemporanea” (per l’anno 2027) assegnato dal Ministero della cultura. La candidatura non è ancora ufficiale, ma Comune e Fai ci stanno già lavorando.
Varese pensa alla candidatura
Lo ha anticipato l’assessore alla cultura di Palazzo Estense Enzo Laforgia, intervenendo stamattina, giovedì 10 aprile, alla presentazione della nuova mostra a Villa Panza. «Stiamo lavorando con il Fondo Ambiente Italiano – spiega – per poter verificare la possibilità di aderire al bando che è uscito poco più una settimana fa». Da qui a giugno, il termine per presentare la candidatura, l’amministrazione e il Fai lavoreranno ad un progetto che metta in rete la ricca offerta di arte contemporanea nella città giardino, a partire proprio da Villa Panza con la collezione del conte Giuseppe Panza e le numerose mostre contemporanee di assoluto livello che vengono organizzate ciclicamente. Per non dimenticare il Museo di arte moderna e contemporanea del Castello di Masnago e la Fondazione Morandini. Il bando inoltre fa riferimento alla realizzazione di nuovi spazi per l’arte contemporanea: in quest’ottica il Comune può giocarsi la carta Villa Baragiola, che ospiterà un nuovo museo e alloggi per artisti.
La nuova mostra
In attesa degli sviluppi sulla possibile candidatura varesina si potrà visitare a partire da domani, venerdì 11 aprile, una nuova mostra temporanea nella dimora Fai di Biumo, che inaugura un ciclo espositivo dedicato al collezionismo. “Un altro sguardo. Opere dalla collezione Gemma De Angelis Testa” è il titolo della mostra, curata dalla stessa collezionista milanese, fondatrice dell’Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, insieme a Gabriella Belli e Marta Spanevello. Fino al 12 ottobre si potranno ammirare 39 opere provenienti dalla raccolta privata di Gemma Testa, alcune delle quali esposte per la prima volta, tra cui opere di grandi artisti come: Cy Twombly, Robert Rauschenberg, Francesco Vezzoli, Shirin Neshat, Marina Abramović, William Kentridge, Andres Serrano, Cecily Brown, Ai Weiwei. Il percorso di mostra, articolato in undici sezioni, intreccia il vissuto personale di Gemma Testa con le sue scelte collezionistiche. Ogni ambiente interpreta le linee di ricerca e gli interessi della collezionista: dall’espressione gestuale e libera della pura pittura, all’elaborazione analitica e concettuale del pensiero, dalla condizione della donna alle tematiche identitarie, fino alla memoria, alla censura e alla politica.
Il percorso di visita
Tra i lavori selezionati, all’ingresso del primo piano della villa, si incontrano opere di Cy Twombly, Robert Rauschenberg e Mario Merz, che segnano l’inizio dell’attività di ricerca di Gemma Testa. Il percorso prosegue con lavori di Francesco Lo Savio, Gianni Piacentino e Joseph Kosuth, artisti tra minimal e concettuale, la cui presenza in collezione riflette la sintonia della collezionista con le tendenze artistiche del tempo. Un cambio significativo emerge nella sezione dove è documentato un momento di svolta nel percorso collezionistico di Gemma Testa che, affrancandosi dalle correnti consolidate, sceglie di seguire una sua personale visione. Qui trovano spazio i lavori di Elizabeth Neel, Andreas Breunig, Cecily Brown, Anselm Reyle, Gregor Schneider e Oscar Murillo, che esplorano la pittura per la pittura, ovvero il linguaggio pittorico nelle sue molteplici declinazioni. La narrazione espositiva procede poi con lavori di Francesco Vezzoli e Vanessa Beecroft, che concentrano le rispettive ricerche sulla donna-icona, analizzandone corpo, espressività e costruzione simbolica dell’immagine pubblica tra codici culturali e stereotipi. Segue una selezione di artiste e artisti – Shirin Neshat, Andres Serrano, Bill Viola, Marina Abramović, Pipilotti Rist e Monica Bonvicini – che affrontano invece il concetto di identità di genere con una particolare riflessione sul mondo femminile, evidenziandone i meccanismi di subordinazione radicati nella storia, nelle tradizioni e nelle religioni. A queste tensioni fa eco il lavoro di Pascale Marthine Tayou, che attraverso i suoi lavori affronta le sue origini africane e le aspettative a esse legate. A completare le riflessioni proposte in questi ambienti una scultura di Armando Testa, Senza titolo (Segno) del 1990, in cui il corpo di Cristo si fa struttura e la struttura si fa corpo, in una simbiosi tra significato e significante. Sono anche esposti due suoi iconici manifesti, sintesi di un’estetica del messaggio pubblicitario, ma al tempo stesso emblema della storia personale della collezionista. Scendendo nell’ala dei Rustici si incontra una selezione di video installazioni con due lavori di Sabrina Mezzaqui, omaggi alla bellezza di una natura materna, e tre opere che affrontano il tema della patria di Adrian Paci, la cui vicenda artistica si intreccia indissolubilmente con la storia e gli eventi politici della sua nazione d’origine. Nella Scuderia grande viene invece indagato il tema delle persecuzioni politiche, culturali o religiose e le conseguenti diaspore attraverso i lavori di Yan Pei-Ming, Ai Weiwei e William Kentridge, in cui le opere diventano veicoli di riflessione sui meccanismi di potere che condizionano identità e libertà di espressione. Il percorso si conclude con i lavori di Grazia Toderi e Thomas Ruff, che si confrontano con l’infinito e il sublime, e con un’opera di Peter Fischli & David Weiss installata nel parco della villa.
Sei artisti internazionali celebrano la carta alla Fondazione Morandini di Varese
varese candidata capitale arte contemporanea – MALPENSA24

