Varese e le beghe sulla sanità

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Si dimette, non si dimette. La Regione Lombardia lo vuol cambiare, la Regione Lombardia lo difende. A distanza di un paio di mesi (era maggio) si ripete il tormentone politico/mediatico attorno a Giuseppe Micale, direttore generale dell’Asst Sette Laghi che governa gli ospedali di Varese, Tradate, Cittiglio, Luino e Angera, oltre a tutto quanto completa l’offerta curativa e assistenziale di metà provincia. Senza dimenticare che il Circolo di Varese è anche polo universitario. Questo per dire quanto sia importante una gestione affrancata da beghe, sussurri e grida, pettegolezzi e mezze verità che non fanno bene al settore pubblico più importante del territorio, quello sanitario.

Un settore già complicato di suo, che non ha bisogno di opacità nei rapporti tra coloro che comandano a Milano e a Varese. E fors’anche a Roma, dato che ci raccontano come proprio dai Palazzi della capitale ci sarebbe chi mette becco per sostituire Micale. Da come vanno certe faccende nel nostro Paese, non stentiamo a credere che sia assolutamente possibile. Alle corte. Del cambio della guardia ai vertici di Villa Tamagno, sede della direzione generale dell’Asst, si parla da qualche tempo. A Giuseppe Micale si contestavano (e si contestano) errori sostanziali nella logistica per la distribuzione dei farmaci e nel numero delle poche assunzioni rispetto agli obiettivi regionali, così che – si disse – in Regione si pensò  a un intervento drastico sulla spinta dell’assessore Guido Bertolaso. Tutto vero? Per sopire le voci, Bertolaso prese posizione pubblica: “Micale non si tocca”. Una perentoria difesa a cui seguì una esplicita frase: “Però bisogna pensare anche all’ospedale”. Tutto questo in anticipo di qualche settimana sull’intemerata dello stesso assessore ai direttori generali delle Asst lombarde: “Se non sapete fare il vostro lavoro, andate a fare mozzarelle”. E Micale, era anche lui nel gruppo invitato a occuparsi di caseifici? Non si sa.

Si sa invece che nella serata di giovedì 24 luglio esplode l’indiscrezione che, per Micale, la Regione avrebbe già un nome per il cambio in corsa: Monica Calamai, ora commissario all’azienda sanitaria di Crotone dopo diverse esperienze in Toscana e in alcune strutture ospedaliere di primo livello. Subito c’è chi storce il naso: chi è costei? Chi la sostiene? A quanto pare non certo la Lega, che per Varese, la città del governatore Fontana e del ministro Giorgetti, preferirebbe un direttore generale dell’Asst del territorio, quanto meno a conoscenza delle dinamiche sanitarie che ruotano da queste parti. Tanto più che c’è il sospetto che Monica Calamai sia stata suggerita proprio da qualcuno di matrice romana e che il suo nome sia poi stato reso pubblico per bruciarlo.

Dunque? Le decisioni sono rinviate a lunedì prossimo, in sede di giunta a Palazzo Lombardia. Sempre che se ne voglia discutere, sempre che la patata bollente non venga rinchiusa in qualche cassetto. Ciò a dire che Giuseppe Micale, dopo tanto baccano, potrebbe rimane in sella. Ora, pare che la sua figura professionale sia invisa proprio ai piani alti, i più in alto di tutti, in Regione. Pare anche che in sua difesa si sia formata una cospicua barriera trasversale tra i partiti (a Varese sono in molti a parlar bene di lui). Pare infine che la vicenda sia da far rientrare nelle baruffe politiche del centrodestra regionale, nei dissidi tra Bertolaso, espresso nell’esecutivo per volontà di Attilio Fontana, e le segreterie dei partiti della maggioranza. Uno scontro venuto alla luce del sole e, per quanto se ne sa, mai concluso.

Resta il fatto che a pagare il prezzo più oneroso di tutta questa confusione sia il sistema sanitario, attraversato da ben altri problemi, e, in ultima analisi, siano i cittadini/pazienti a subirne le conseguenze operative. Mai come in questo momento è indispensabile spegnere i fuochi divampati a Varese. Per evitare che diventino presto roghi indomabili. Chi ha il potere di intervenire lo faccia, prima che sia troppo tardi.

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