Varese, improvvisa scomparsa della moglie di Pier Fausto Vedani

Pier Fausto Vedani con la moglie Maria Concetta Boni

VARESE – Un malore improvviso si è portato via Maria Concetta Boni, moglie del giornalista Pier Fausto Vedani, a lungo direttore de La Prealpina. Boni aveva 84 anni.

Sempre al fianco di Vedani

Maria Concetta ha sposato Vedani nel 1961 ed è stata a fianco del noto giornalista per oltre sessant’anni. E’ stata insegnante elementare prima a Olgiate Comasco e poi a Varese. I funerali si terranno lunedì 7 novembre alle 10 nella chiesa parrocchiale di Masnago, il quartiere dove i coniugi Vedani abitano. Dopo i funerali Concetta Boni verrà poi portata a Casina, il comune di nascita in provincia di Reggio Emilia.

A Pier Fausto Vedani l’abbraccio di tutta la redazione di Malpensa24.

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Pubblichiamo un toccante intervento di Massimo Lodi per la scomparsa di Maria Concetta Boni, moglie di Pier Fausto Vedani, giornalista molto conosciuto a Varese e in provincia per essere stato direttore della Prealpina e professionista apprezzato e ascoltato per un lungo periodo tra gli anni Sessanta e Ottanta. Questo il testo.

Pier Fausto è seduto nella poltrona che occhieggia verso il lago. Che sta là sotto, oltre il finestrone panoramico diventato da un pezzo la prevalente veduta sul mondo, per chi è obbligato a restringere la prospettiva. Una coperta bordeaux attorno alle gambe, la giacca da camera, gli occhiali poggiati sul bracciolo. Il sorriso rassegnato gli ridisegna le labbra. Dice: questa è la vita, e non dobbiamo sorprenderci che ne faccia parte la morte, quando vi entra.

Maria Concetta se n’è andata da qualche ora. L’incedere che d’improvviso si fa tremulo, il malore, la chiamata dei soccorsi. Un’emorragia cerebrale la porta in cielo. Lassù dove, chiosa Pier Fausto che carezza il dolore con un’affettuosa battuta, qualche santo ce l’ha. Lei era di gran fede, e aveva aiutato lui a consolidare la sua. Sono andati spesso in pellegrinaggio a Medjugorje, devoti al culto della Madonna di laggiù: chiarori, ombre, canti, magnetismi che ti conquistano il cuore, quando percorri il sentiero delle apparizioni e t’affacci nella cattedrale orante, all’imbrunire magico della Bosnia Erzegovina.

È l’imbrunire anche qui, in questo scenografico palazzo di Masnago, terzo piano, salotto fiorato, legni d’un noce schiarito dal passare del tempo, una lampada a fusto lungo da cui spiove la rassicurante/calda luce avorio. Evidenzia il profilo sofferente di Pier Fausto. E però anche l’accettazione serena del destino. Sessantuno anni insieme, il giornalista e la maestra di scuola. Un mestiere da inquietudini e bizzarrie, il primo; una professione da rigore e benevolenza, la seconda. L’incrocio delle due anime fu al punto azzeccato che, causa un pasticcio pretesco chissà quanto casuale o chissà quanto voluto, i prossimi marito e moglie si confessarono e comunicarono due volte nel giorno del matrimonio.

Peraltro a Pier Fausto (Tato) son sempre piaciuti gli scherzi, e Maria Concetta (Tata) ha sempre gioito dell’indole di quel fanciullo rimasto fanciullo. In fondo un modo per cogliere il vero senso dell’esistere: prendersi sul serio, ma fino a un certo punto. Perché tutto ha un limite, un orizzonte, una fine. Basta saperlo, e comportarsi di conseguenza.

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I Vedani han dato testimonianza, prova, conferma d’aver compreso una filosofia d’universale semplicità. Nei loro posti di lavoro, nei loro posti qui, dentro la casa in cui traslocarono qualche anno dopo le nozze, conquistati dall’oleografia paesaggistica dell’intorno. Un capolavoro di colori che oggi, stasera, anzi ormai nella notte che avanza, consola gli occhi stanchi di Pier Fausto, cerchiati dal marchio che non vorresti mai ti colpisse: la solitudine. Ma gli sono di sollievo le parole e i gesti dei parenti, degli amici. La piccola, grande folla dell’intimità premurosa che non ha bisogno d’un lungo periodare espressivo/gestuale: bastano alcune sillabe, cenni sparsi. E la speranza insiste a non tramontare, pur se il buio ha ormai soffocato i lucori che s’intravedevano laggiù, lungo la catena del Rosa, nell’esordio d’una visita imprevista e d’infinita tristezza“.

Massimo Lodi