VARESE – Il marito la considerava una ritardata, una persona incapace di intendere e di volere. E con il figlio, per sottolineare l’inutilità dell’altro genitore tra le mura di casa, era stato se possibile ancora più brutale: «Fai come se fosse morta». Per questo la vita quotidiana della donna, una varesina di 59 anni, era una sofferenza continua, sfociata poi in due denunce e in un processo in cui il consorte è ora accusato di maltrattamenti e lesioni.
La testimonianza davanti ai giudici
C’erano le umiliazioni verbali, ma anche le botte, stando alle accuse contestate all’uomo e a quanto dichiarato davanti ai giudici del Tribunale di Varese dalla 59enne, che nella giornata di oggi, giovedì 25 gennaio, ha ricordato due episodi in particolare: uno risalente al 2014, l’altro all’agosto del 2021. Nel primo caso era finita in ospedale con il setto nasale rotto da un pugno che avrebbe ricevuto dal coniuge; nel secondo sarebbe stata aggredita a seguito di un diverbio, scattato perché la donna, durante le pulizie, aveva buttato degli oggetti che per l’uomo non avrebbe dovuto toccare.
Niente vacanze
Ma non è tutto, stando alla versione della 59enne: «Quando arrivavano le vacanze estive, la famiglia decideva di partire senza di me. Mi dicevano chiaramente “evita di venire”, perché la mia presenza non era gradita. E’ stato pesante vivere in quelle condizioni. Tutte le persone sbagliano, ma io venivo continuamente denigrata».
In casa rifugio
Dopo la seconda aggressione, quella di quasi tre anni fa, scattò la reazione della donna, stimolata dalle parole dei medici in servizio quando era giunta in ospedale: «Erano spaventati, ma anche arrabbiati – ha raccontato l’odierna persona offesa – Si sono attivati personalmente per farmi entrare in una casa rifugio. Per loro stavo rischiando troppo».
