GEMONIO – Si è aperto oggi, 12 giugno, davanti alla Corte d’Assise il processo per l’omicidio di Giusy Caliandro, la 41enne originaria di Tradate uccisa nel luglio 2023 a Gemonio, dove risiedeva dal 2019. Sul banco degli imputati Dionis Nikolli, cittadino albanese di 30 anni, accusato di omicidio volontario e attualmente latitante. Il processo è in contumacia.
Imputato latitante
Il procedimento si svolge infatti assenza dell’imputato, identificato dagli investigatori poche ore dopo il delitto ma mai rintracciato nonostante le ricerche avviate anche a livello internazionale. Nikolli è stato dichiarato latitante nel gennaio 2025.
L’amarezza dei famigliari
In aula erano presenti i familiari della vittima, assistiti dall’avvocato Fabio Bascialla, che hanno espresso amarezza per la mancata cattura del presunto responsabile. «Lei è morta, lui è ancora libero», hanno sottolineato.
Il rinvio a settembre
In tribunale a Varese oggi era presente soltanto il difensore d’ufficio dell’imputato, l’avvocato Ivana Mombelli, che ha aderito allo sciopero nazionale dei penalisti indetto contro l’intercettazione dei colloqui tra avvocati e detenuti. Dopo il giuramento dei giudici popolari, la Corte ha disposto il rinvio dell’udienza al 18 settembre.
L’auto ritrovata nel Milanese
Secondo la ricostruzione dell’accusa, la sera del primo luglio 2023 Nikolli sarebbe stato alla guida della Suzuki presa a noleggio e successivamente abbandonata nel Milanese, dove venne ritrovata dai carabinieri. Gli investigatori lo identificarono rapidamente anche grazie agli evidenti segni dell’investimento rilevati sul veicolo.
L’auto usata come arma
Stando alle indagini, la vittima era appena scesa dall’auto al termine di una lite. Il conducente avrebbe effettuato una breve retromarcia per poi ripartire a forte velocità, schiacciando la donna contro il muro dell’abitazione in cui viveva. La macchina è stata utilizzata come arma, come se fosse una pistola.
Giallo sul movente
Resta invece senza risposta il movente del delitto. La vittima e l’imputato si conoscevano, verosimilmente attraverso amicizie comuni, ma non è mai stato chiarito il motivo della discussione che precedette il tragico investimento.
