VARESE – Accoltellò professoressa all’Enaip di Varese dopo l’inizio delle lezioni, sentenza rinviata. Il tribunale dei Minori di Milano chiede altri accertamenti sull’effettivo miglioramento personologico dello studente prima di ammetterlo alla messa alla prova. In sintesi il giudice vuole essere certo della non pericolosità del ragazzo prima di rimetterlo in libertà seppur con tutti gli obblighi che la messa alla prova presuppone. Il ragazzo oggi è uscito dal carcere per essere collocato in una comunità per un periodo di osservazione. Non è ancora libero.
Tentato omicidio
La sentenza prevista per oggi, giovedì 9 gennaio, è stata quindi rinviata al prossimo 20 marzo. Il 5 febbraio 2024 lo studente, all’epoca diciassettenne, accoltellò Sara Campiglio, 58 anni, sua docente e stimatissimo membro del corpo docenti Enaip da oltre 30 anni, con un coltello a serramanico da 10 centimetri di lama che il ragazzo si era portato da casa. Un’aggressione premeditata, dunque, costata allo studente l’arresto per tentato omicidio.
L’aggressione a scuola
La docente fu ferita in modo molto grave, si salvò per una questione di millimetri. Tanto sarebbe bastato alla lama per colpire in modo mortale un organo vitale. Al giovane il pubblico ministero della procura minorile Sabrina Ditaranto ha contestato anche le aggravanti dei futili motivi e dell’aver agito nei confronti di un pubblico ufficiale. Secondo quanto emerso a far scattare il ragazzo, con problemi comportamentali, sarebbe stata la proposta di una sua bocciatura se non si fosse messo a studiare. Un monito che mirava solo al bene dello studente.
Davanti a Mattarella
Campiglio, assistita dall’avvocato Fabrizio Busignani, ha del resto dimostrato di essere il prototipo dell’educatrice perfetta. Non solo la sua prima preoccupazione, una volta migliorata dalle ferite subite, fu di sincerarsi di come stesse lo studente. Ma queste sono state le sue parole alla festa per gli ottant’anni delle Acli a Roma pronunciate davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: «A febbraio mi sono trovata davanti ad un bivio – ha detto l’insegnante – Da un lato lasciar vincere la smentita sulle mie convinzioni, assumere una postura difensiva, e riempiere gli spazi di relazione con pregiudizio e colori scuri. Dall’altro, continuare a scegliere di credere ancora a quello in cui ho sempre creduto. 35 anni al fianco dei ragazzi mi hanno dato prova del fatto che il clima vincente in un contesto formativo non sia mai quello punitivo e freddo dell’autoritarietà, ma quello accogliente e caldo dell’autorevolezza».
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