VISTO&RIVISTO L’agghiacciate resoconto di una tragedia familiare

minchell visto rivisto monsters

di Andrea Minchella

VISTO

MONSTERS: LA STORIA DI LYLE E ERIK MENENDEZ, di Ryan Murphy (Monsters: The Lyle and Erik Menéndez Story, Stati Uniti 2024, 9 x 36/65 min., Netflix).

Ryan Murphy torna sul luogo del delitto. Anzi del crimine. Dopo aver, infatti, terrorizzato e angosciato l’America e il mondo intero con le sue “The American Horror Story” e “the American Crime Story”, il regista e autore torna sul piccolo schermo con una serie potente e affascinante che vuole indagare i grandi crimini americani che hanno tenuto banco per anni nell’opinione pubblica statunitense. Con “Monsters” Murphy, partendo dal mostro di Milwaukee Jeffrey Dahmer, cerca di ripercorrere minuziosamente e il più vicino possibile ai fatti reali le vicende tragiche e violente che hanno squarciato trasversalmente ogni media dell’America ossessionata dai processi in Tv.

Se con la prima stagione “Monster: The Jeffrey Dahmer Story” ripercorre la vicenda del 1991 di un mostro seriale e sociopatico la cui freddezza ha disintegrato la serenità anche dei più scettici, con la seconda stagione “Monsters: The Lyle and Erik Menéndez Story” Ryan Murphy si occupa dell’omicidio di José e Kitty Menéndez da parte dei figli Lyle ed Erik. Mentre la prima stagione, seppur ben fatta, risulta lenta e poco centrata sulla brutalità pacata e allucinante del protagonista, la seconda stagione viene realizzata con un ritmo ed una capacità descrittiva sorprendentemente centrata.

Siamo nella Los Angeles nella fine anni ottanta. A Beverly Hills vivono i Menéndez in una sontuosa villa in stile “star del cinema”. Josè, cubano arrivato molti anni prima in Florida con pochi dollari, è un produttore nel mondo dello spettacolo per adulti, la moglie Kitty si barcamena tra l’arredamento della sua casa, lo shopping terapeutico e il crescere i due figli Lyle e Erik. Proprio in questa famiglia apparentemente come le altre si consuma uno degli omicidi familiari più raccapriccianti dell’America contemporanea. Lyle ed Erik con due fucili da caccia uccisero i loro genitori nel sonno martoriando i loro corpi con una quantità di bossoli esagerata. Le indagini, che partirono a rilento, portarono i due fratelli Menéndez in carcere dopo alcuni mesi dal delitto. I due furono accusati grazie a diverse prove e contraddizioni a loro carico, e ne scaturì un processo (due, il primo fu ritenuto nullo) in cui i racconti di abusi dei due ragazzi da parte del padre Josè diventarono la colonna portante di una difesa estenuante e agghiacciante che cercava di “giustificare” il duplice omicidio. L’America intera seguì con una morbosità ossessiva il processo trasmesso in Tv. Il popolo americano si spaccò presto in due tra chi invocava la pena di morte per i due Menéndez e chi li vedeva come due vittime che avevano agito solo per legittima difesa.

Murphy ripercorre con maestria il processo continuando a spostare l’arco temporale nel passato dei due ragazzi. “Flashback” e presente si mischiano così come la verità e le bugie raccontate in aula. La sensazione principale che si insinua nello spettatore di questa serie Netflix, oltre che l’orrore della vicenda, è il dubbio che permea ogni azione e dichiarazione dei fratelli Menéndez. Lo stesso dubbio che attanagliò milioni di americani che seguirono ossessivamente ogni udienza televisiva. I racconti dei ragazzi trovano nella serie firmata da Murphy una ricostruzione scenica particolareggiata e incredibilmente reale. La memoria dei ragazzi, sul banco degli imputati, diventa un flusso inarrestabile di sequenze violente e surreali per cui si perde, ad un certo punto, la certezza di assistere ad un fatto vero ma ad un incubo inventato. Murphy non giudica ma trasforma in immagini uno dei processi più affascinanti della storia popolare americana. Solo l’arresto di O. J. Simpson avvenuto nel 1994 distolse gran parte dell’opinione pubblica dal processo Menéndez. La serie ripercorre egregiamente anche quel momento restituendocelo con una capacità narrativa impeccabile.

Murphy è capace di rivitalizzare un’ansia collettiva che avvolse il popolo americano. Guardando la serie è impossibile non venire travolti dal miscuglio schizofrenico di emozioni che si stacca da quella terribile vicenda.

Al di là di quale sia la verità certamente il quinto episodio emerge sugli altri nove. La descrizione dei terribili abusi che Erik fa durante un colloquio con il suo avvocato Leslie Abramson in un piano sequenza claustrofobico che si avvicina ad Erik impercettibilmente è uno di quei momenti di cinematografia assoluta che eleva questa serie ad un livello altissimo di qualità.

***

RIVISTO

I PAVONI, di Luciano Manuzzi (Italia 1994, 103 min.).

Una tragedia inspiegabile e priva di elementi di pietà che si trasforma in una pellicola ben fatta ma che risente di una realizzazione datata e troppo legata ad una narrazione giornalistica. I fatti ispirati alla vicenda di Pietro Maso, che uccise brutalmente i suoi genitori per motivi economici, si susseguono troppo linearmente in una pellicola che non osa un’interpretazione ma che cerca di rimanere adesa alla cronaca del tempo. Forse fu realizzato troppo presto, rispetto ai fatti, ma comunque rimane un interessante racconto di uno dei fatti di cronaca italiana più inquietante degli ultimi anni.

minchella visto rivisto monsters – MALPENSA24
Visited 127 times, 1 visit(s) today