di Andrea Minchella
VISTO
TRAIN DREAMS, di Clint Bentley (Stati Uniti 2025, 102 min., Netflix).
In un mondo rumoroso, impazzito, frenetico, anestetizzato, arriva come un sospiro di dolcezza questo piccolo capolavoro che cerca di riposizionarci nel mondo che ci circonda. “Train Dreams” è un film da guardare e da ascoltare perché il giovane e talentuoso Clint Bentley confeziona un viaggio sensoriale in un’America che non c’è più ma le cui tracce sono incastonate in una terra sempre in evoluzione ma che oggi sembra attraversare uno dei momenti più bui che abbia mai conosciuto.
L’America di “Train Dreams” è testimone del passaggio tra la società contadina e rurale, e la società moderna e industrializzata. Le tappe del progresso vengono bruciate velocemente da una frenesia che, però, si portava dietro ancora una speranza di ricchezza e di libertà. A collegare le migliaia di persone che hanno contribuito il secolo scorso a costruire l’America che poi divenne la prima potenza mondiale c’è la costruzione di una ferrovia che diventa epica essenziale di una società che non si ferma ma che, anzi, corre verso un futuro florido e abbondante.
Dentro questo spaccato storico si muove il protagonista del film, tratto dall’acclamato libro di Denis Johnson, Robert Granier che con la sua esistenza, semplice e quasi sussurrata, attraversa silenziosamente una rivoluzione industriale che disbosca le gigantesche foreste americane per rispondere alle sproporzionate richieste di legname anche a causa della Grande Guerra che si sta combattendo nel vecchio continente, lontano dalla tranquillità quasi bucolica del nuovo continente.
Robert Granier, falegname che si sposta per accettare lavori di disboscamento massivo ben retribuiti ma lontani da dove ha deciso di vivere, conduce un’esistenza essenziale. Anche quando incontrerà Gladys, una ragazza bellissima che lo sceglie come uomo della sua vita, Robert continuerà in una sorta di liturgia laica a vivere il suo tempo per lavorare e per costruire una famiglia con Gladys. Il lavoro lo porta sempre lontano, ma quando Robert ritorna trova un angolo di paradiso sincero e rassicurante in cui può cercare di guarire le ferite che la vita, fino da quando era piccolo, gli ha inferto. Robert, Gladys e la loro piccola figlia compongono un nucleo vitale che si amalgama perfettamente con la natura straripante di quei luoghi. Se mentre lavora Robert è intento a disboscare ettari di foresta per lasciare spazio ad un progresso esponenziale, quando torna a casa gli alberi e le distese di prati diventano un grembo materno ancestrale in cui le sensazioni primordiali si incastonano in un flusso di vita semplice e armonioso. Le ferite del passato si rimarginano dando spazio ad una coscienza del presente totalizzante. Anche quando le cose prendono una piega tragica, il protagonista cerca, e riesce, a rimanere sulla strada della sobrietà emotiva. Affronta ciò che gli capita con dignità regale riponendo la speranza nel profondo della sua anima. Robert affronta la vita e tutte le sue sfumature con risoluta poesia e pragmatica dolcezza. La memoria e i ricordi si mischiano con un presente doloroso dando vita a immagini cariche di tenerezza e di pietà. Ma anche Robert riuscirà a sfiorare la felicità eterna con un volo in aereo che avrà tutto il sapore di un resoconto puntuale e definitivo di un’esistenza che comunque valeva la pena vivere.
Il giovane regista imbastisce con sorprendente maestria un ritratto suggestivo di una terra che oggi sta vivendo una stagione fatta di contrasti e contraddizioni. Indagare il passato è sempre un buono strumento per provare a leggere e comprendere la complessità del presente. Fortissime le influenze drammaturgiche e stilistiche di Terrence Malick che è chiaramente un potentissimo spunto di riferimento metodico per la commistione tra le diverse inquadrature, quasi sospese, che si amalgamo armoniosamente con la voce narrante e il vociare in sottofondo di vita quotidiana. Un piccolo gioiello che Netflix distribuisce in ogni angolo del mondo. Da vedere.
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RIVISTO
TO THE WONDER, di Terrence Malick (Stati Uniti 2012, 112 min.)
Un flusso ininterrotto di emozioni e sensazioni nel più drastico lavoro di Terrence Malick. Ben Affleck si plasma perfettamente ad una sceneggiatura evocativa e scarna in cui si indaga nel profondo dell’anima di un uomo perennemente in dubbio. Un capolavoro manieristico costruito con metodica poetica da fare venire i brividi. Da rivedere per la sua contemporaneità universale.
