MADRID – Queste le pagelle alla conclusione della 80a edizione della Vuelta a España.
VUELTA 9 – Dopo la sospensione della 16a tappa le speranze di arrivare a Madrid erano pochissime. Guillen e i suoi hanno lottato come leoni, senza piegarsi al ricatto, ma con le mani legate. A termini di regolamento non potevano fare nulla per estromettere Israele dalla corsa. Hanno chiesto aiuto all’Uci, che se ne è lavata la mani. Il Cio, che tre anni fa aveva colpito lo sport russo, stavolta non ha fato segni di vita. Per il governo dello sport mondiale quello che succede a Gaza è normale. Il problema più grande per gli organizzatori è stato il governo spagnolo che gli ha giocato contro soffiando sul fuoco della protesta. Sanchez e i suoi hanno aizzato i manifestanti. Ok, la società civile ha diritto alla protesta. Anzi, la protesta è anche un segnale di vita, che esiste ancora un pensiero. Ma la forma violenta, per giunta contro gente innocente, è inaccettabile. I corridori sono stati colpiti, e alcuni feriti, mentre stavano facendo il loro lavoro. Corridori che dovrebbero essere difesi in primis dal loro sindacato, il Cpa che ancora una volta ha dimostrato la più totale inadeguatezza (voto 1, come il comunicato ridicolo che ha fatto).
VINGEGAARD 10 – Limone Piemonte, Valdezcaray, la prestigiosa Bola del Mundo e il trionfo finale a Madrid. Forse non è stato spettacolare o forse non è stato esagerato, ma è stato perfetto.

ALMEIDA 8,5 – La vittoria sull’Angliru è un gioiello. Alla fine il secondo è il suo miglior piazzamento in un grande giro. Però non ha mai dato la sensazione di potere davvero battere Vingegaard.
PIDCOCK 7,5 – È alla 6a grande corsa a tappe e finora come miglior piazzamento aveva il 14° posto al Giro di quest’anno. Questo terzo posto è un grande passo avanti
HINDLEY 7 – Nel palmares ha un 2° posto (2020) e una vittoria al Giro 2022. Ma quella era un’altra epoca. Lotta e torna in alto come non lo si vedeva dal Tour 2023, ma almeno i primi due hanno un altro passo.
RICCITELLO 7 – Bello scalatore questo 23enne di Tucson, Arizona. Non attacca, ma difficilmente lo stacchi. Si porta a casa la maglia bianca di miglior giovane e porta sul podio di Cibeles la sua Israel. Più di tutti, lui e compagni hanno corso nella centrifuga.
PELLIZZARI 7 – Sulla Bola del Mundo perde la maglia bianca. Ma il trionfo sull’Alto del Morredero vuol dire tanto. Probabilmente in più in forma degli azzurri per Kigali dove domenica 27 si correrà il Mondiale.
CICCONE 4,5 – Aveva tre obiettivi: vittoria di tappa, maglia a pois, classifica. Li ha falliti tutti. Ieri ha provato ad attaccare con generosità da lontano ma i risultato è stato lo stesso. Sarà la punta dell’Italia per il Mondiale e il c.t. Marco Villa sembra intenzionato ad accontentarlo anche negli uomini da avere vicino. Il problema è che la forma di Giulio sembra in calo. Lui ha parlato di problemi per un foruncolo “sul sottosella”.
TIBERI 4 – Mai in corsa, ma i in lotta per un obiettivo. Bisogna rendergli onore perché per il Mondiale si è tirato da parte. Resta il fatto che è il terzo grande giro consecutivo che fallisce: Vuelta 2024, Giro e Vuelta in questa stagione. Si trova davanti a interrogativi importanti: come rilanciare la carriera? La Bahrain è la squadra giusta?
BERNAL 5,5 – Il corridore che ha vinto un Tour e un Giro non esiste più. Del resto sono misteriosamente spariti tutti i colombiani che sembravano essere la “nuova era” del ciclismo. Però lotta, si sbatte e vince una tappa con finale semiclandestino per le proteste.
PHILIPSEN 7,5 – Tre vittorie, battuto solo una volta, a Voiron, da Turner
VIVIANI 6 – Lotta, con un cuore enorme cerca di arrivare dove lo gambe non lo portano più. Declassato a Saragozza dopo un secondo posto. Sognava di potere fare la volata a Madrid.
PEDERSEN 7,5 – Indiscussa maglia verde, ma con una sola vittorie di tappa. Corre con generosità estrema se non eccessiva, quando gli si chiede un parere sulla protesta nasconde la testa.
AYUSO 6,5 – Voto difficile. Se si prendesse in considerazione il talento e le attese che ci sono su di lui sarebbe da 4 o anche meno. Ha sempre qualcosa che non gli va bene. Qui ha vinto due tappe (Cerler e Los Corrales del Buelna) da fuori classifica e ha preparato il Mondiale.
LANDA 6 – Non ha più la l’esplosività in salita dei tempi d’oro ma quando parte alzandosi sui pedali con le mani basse è uno spettacolo. Vero ciclismo
FRIGO 6 – Un lottatore, non un vincente. Ha sofferto a livello mentale la situazione che ha coinvolto il suo team, Israel. È in forma e al Mondiale potrebbe essere utile.
FORTUNATO 5 – Neanche un lampo. Vero, è caduto, ma dal suo team assicuravano che le botte fossero state riassorbite bene.
GANNA 7 – Ha fatto il suo, vincendo la crono di Valladolid andando come una moto. Però ha rischiato di perdere da Jay Vine. L’australiano è andato per lunghi tratti dietro la moto.
UAE 7 – Vincono la cronosquadre e altre sei tappe con quattro differenti corridori. Squadra così forte che al mattino potrebbero tirare a sorte chi vince la tappa. Ma la Vuelta, che è quello che conta davvero, la vince un Visma. E resta l’impressione che senza Pogacar molti corrano per conto loro.
VISMA 9 – Ha corso alla grande con forze limitate. Non è riuscita la tripletta ma questa vittoria dopo il successo del Giro (Yates) e il secondo posto al Tour (Vingegaard) significa che nei grandi giri è la squadra più forte.
SPAGNA CICLISTICA 4 – Vero, mancavano Rodriguez, Mas, Lopez e Ayuso ha corso per conto suo, ma il primo spagnolo a Madrid è Balderstone, 13°. Non era mai successo nelle precedenti 79 edizioni che non ci fosse neppure uno spagnolo nei 10.
80a Vuelta a España – Le classifiche finali
