La Vuelta è di Mas ma sull’Alguacil brilla Mirabi-Landa. E i team fanno brutta figura

Vuelta Alguacil Landa Granada
Mikel landa, 36 anni (Sirotti)

COLLADO DE ALGUACIL (SPA) Grande, enorme e commovente: Mikel Landa! Nella tappa regina della Vuelta, con il doppio Purche, il Duque e l’Algaucil, 5.000 metri di dislivello totale, il basco della Soudal, 37 anni a dicembre, centra il successo più bello della sua vita. Da applausi. Commovente. Lui arriva strizzando gli occhi, poi passandosi la mano destra per asciugarsi le lacrime. Mirabi-Landa.

Spagna festa doppia

Ma la festa della Spagna è doppia. Mas, dopo tre secondi posti e un terzo, taglia il traguardo con il sorriso: la Vuelta è sua. Che uno spagnolo non vincesse la corsa di casa è dal 2014, con Alberto Contador. Anche per il maiorchino della Movistar, 31 anni, è il successo più importante della carriera. Lo spagnolo nel finale è stato staccato dall’attacchino di Felix Gall ma ha contenuto il distacco in soli 17 secondi. Un’inezia. Roglic perde invece 55” ma conserva il secondo posto sul podio, proprio davanti a Gall.

Enric Mas, 31 anni (Sirotti)

Fuga per la vittoria

Davanti la fuga di giornata va senza controllo. Tra gli avventurieri anche Calzoni e Fortunato, poi 9° e 10° al traguardo. Ci sono anche Wout Van Aert, a caccia di punti per la maglia verde, Sepp Kuss per provare a salire sul podio; Mikel Landa che cerca la risurrezione. Mano a mano la fuga si assottiglia,  sull’Alguacil il momento chiave. Landa scatta come ai vecchi tempi, come i grandi scalatori, mani basse in piedi sui pedali, rapporto duro per sfuggire da problemi, guai, dolori. Per liberarsi dalla stagione più dura e difficile. Ultima vittoria a Burgos, nel 2021, una sola vittoria alla Vuelta e neanche in Spagna, nel 2015 a Cortals d’Encamp, Andorra. Oggi il trionfo che vale una carriera.

La “non corsa” dei big

Però i big di classifica, per la paura, hanno corso sin valentia, ovvero senza coraggio, audacia, valore.  Sul Puerto de El Duque, la loro corsa prende risvolti sorprendenti, ma non piacevoli. Una corsa senza senso. Mas, Roglic e Gall si marcano al punto da arrivare quasi al surplace a oltre 30 km dal traguardo. L’unico a non accettare questo andazzo, anche perché costretto a recuperare tempo per salire sul podio domani, è Carapaz. Così l’ecuadoriano trasforma la corsa in una specie di allenamento del VO2max: attacco di 30-40 secondi, recupero, attacco, recupero… Chi pensava, o sperava, che per l’assenza del cannibale Pogacar questo doveva essere il ciclismo super divertente, perché più incerto e aperto, si è sbagliato. È solo un ciclismo più misero, più scarso. Di forza e di intelligenza tattica.

Domenica 13 l’ultima tappa

La 21a e ultima tappa della Vuelta sarebbe stata anche una bellissima tappa. In programma 112 km e 1.217 metri di dislivello con quattro spettacolari giri finali nell’Albayzin, il quartiere più antico di Granada, all’ombra dell’Alhambra. Peccato che le squadre, che non sono riuscite a maltrattare la tappa odierna a loro piacimento ovvero accorciandola e togliendo una montagna, abbiano messo il carico. Infatti stanno provando a boicottare l’ultima frazione. La richiesta è quella di correre senza il tempo, dando così per acquisita la posizione di oggi. Una scusa buona i trova sempre: un giorno la grandine, l’altro il caldo, ora il circuito pericoloso. E allora parte la canzonetta già sentita: la sicurezza prima di tutto. O volete mettere a repentaglio l’incolumità dei corridori? Che vergogna!

Le classifiche

Guarda qui l’ordine d’arrivo e tutte le classifiche della Vuelta 2026

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