ANDORRA LA VELLA Alle quattro della sera suona la trompeta. Nelle corride è il segnale di cambio di scenario, comincia il “tercio de muerte”, il momento della “suerte de matar”. I banderilleros lasciano spazio alla prima lama, al torero. Sulla salita pirenaica di Beixalis, quarta tappa della Vuelta Espana, il torero è Tadej Pogacar. È il Morante del ciclismo, uno dei più grande di tutti i tempi. Il suo body è rosso come una muleta. La sua Colnago affilata come una spada. É li, a poco più di 50 chilometri dal traguardo che lo sloveno piazza la stoccata: precisa, nell’”hoyo de las agujas”, fatale. Il gruppo, che non mostra il coraggio di un “toro bravo”, non ha neanche tanta “valentia”. Non prova neppure a reagire.
Aveva avvisato
Che Pogacar oggi provasse a sentenziare la corsa era scritto nelle pietre. Persino troppo facile da prevedere. Già ieri aveva intenzione di dare il primo colpo, poi la grandine gli ha rovinato i piani. Lo sloveno lo aveva dichiarato alla vigilia del via da Monaco, bastava ascoltare le sue parole e conoscere un po’ il ciclismo. “Non voglio finire la Vuelta distrutto perché dopo correrò (quindi significa “voglio vincere”, ndr) Mondiale, Europeo e Lombardia”, disse. Tradotto significa: “Chiudo subito la questione e poi le restanti tappe le userò per allenarmi. Quando servirà andrò piano, quando servirà andare forte accelererò”.
La caccia al record
Poi c’è un altro fatto. Tanti raccontano che Pogacar non è interessato ai record. Libera interpretazione. Però un cannibale come lui, una famelica belva da vittorie, cerca sempre qualcosa in più. E lui, nonostante lo straordinario palmares, non ha mai vinto una Grande restando in testa dalla prima all’ultima tappa. L’impresa l’ha sfiorata al Giro, restando in rosa, per “colpa” di Narvaez, solo dalla seconda frazione alla fine.
La passerella
Dopo l’attacco decisivo il campione del mondo ha regolato l’andatura in base alle sue esigenze. L’ultimo chilometro lo ha percorso quasi senza pedalare, salutando, levando le braccia al cielo per questo secondo trionfo nella Vuelta. Alle sue spalle, a 2’39”, il giovanissimo belga Jarno Widar ha preceduto Felix Gall. nel gruppetto degli inseguitori anche Onley, Kuss, Mas e Roglic. Carapaz a 2’57”, Skjelmose a 3’17”. In classifica Roglic è in 2a posizione a 3’21”, Mas a 3’32”, quindi Kuss a 3’44”, Onley a 3’45”, Carapaz a 3’50” e Gall a 3’57”. Per il secondo e terzo posto sul podio, per quello che conta, ci sarà lotta.
“Vincere 13 tappe come Maertens? Non ci penso”
Ma come descrivere l’ennesimo trionfo di questo fuoriclasse? Se lui fosse un giornalista che titolo darebbe a questa sua impresa? “Bella domanda – risponde -. Direi che è stata una bella giornata per la Uae. Sulla seconda salita mi sono sentito molto bene e ho provato ad andare. Mi sono sentito forte”. Lungo il percorso era così a tutta che ha avuto anche il modo di battere un pugnetto ad Adam Yates: “Non mi aspettavo di vederlo, ma mi ha fatto molto piacere. Sono contento”. Sorride. Freddy Maertens nel 1977, ok era un’altra epoca, vinse la Vuelta (19 tappe più un prologo) conquistandone 13. Vuole batterlo? “Quante tappe? Tredici? Uah… incredibile. No, no non ci penso e non divento neanche matto per inseguire le vittorie di tappa”.
Tappa 5, a Roquetes occasione per i velocisti
Eccoci finalmente in Spagna. Si parte da Falset, nella comarca del Priorat, nord-ovest di Tarragona, per arrivare, dopo 173 km e soli 1.600 metri di dislivello, a Roquetes. Frazione completamente catalana, quindi. Il gruppo affronterà un solo gpm, di 3a categoria, a 25 km dal traguardo. Per i velocisti un’occasione più che ghiotta. Matthew Brennan, vincitore a Manosque, e Kaden Groves favoriti; Mads Pederesen l’alternativa, poi Christophe Laporte e Orluis Aular.
Le classifiche
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(articolo in aggiornamento)
