di Massimo Lodi
Il Papa mette in pericolo i cattolici. Sic et simpliciter. È un sovversivo, parola del temperato frugale sobrio Trump. È uno, il Papa, cui non dispiace l’Iran munito d’arma nucleare. È ambiguo, testardo, riottoso ad accogliere i nostri consigli. Nostri di noi americani. Di Io l’Americano. Già che ci siamo: del Dio Americano, che sono sempre me medesimo, l’autocitato The Donald, quello attorno al quale gira il mondo. Invece il Gran Sacerdote dell’Urbe gira come gli pare, qui e là, spende (orrore) parole distensive, non si schiera, non difende il suo popolo, non tien dietro al mainstream stars&stripes.
Uhm, il suo popolo. Non un risibile/partigiano popolicchio. Il suo planetario popolo. Il suo pluriforme universo. Il suo ecumenico referente. Quel miliardo e mezzo distribuito in cinque continenti, che parla tante lingue, che ha mille usi costumi tradizioni, che unisce conservatori e progressisti, che si riconosce nel valore unificante del Vangelo. Eh, il rovello di Mister President sta lì. Nell’unificante. Basta, lascia intendere, con la solfa dell’unificante. E avanti col dividere e dividersi: i buoni, i cattivi. I buoni siamo noi yankee, i cattivi gli altri. Che cattivi, certo e talvolta, lo sono. Prendete Khamenei, prendete Kim, prendete Putin. Beh, insomma: Putin è anche un amico, a saperlo trattare. Solo Zelensky non se ne persuade. E comunque ‘sto Prevost la pianti col suo abbracciamoci tutti, riconciliamoci tutti, pacifichiamoci tutti. Mica ogni religione è uguale all’altra, mica ogni guida spirituale è uguale all’altra, mica ogni mondo dell’anima è uguale all’altro. Specialmente: mica ogni potenza nazionale è uguale all’altra.
Insomma, parola del Signore Usa: se c’è un americano che sa fare il Papa, è l’americano di Washington, non l’americano di Roma. E allora cosa va a perder tempo in Vaticano il segretario di Stato Rubio? Di quale grottesca missione è portatore se il suo presidente gliela bombarda prima che s’inizi? Ma cosa ancora dobbiamo sentire, vedere, tollerare del Magalomane per invocarne la cacciata dagl’illusi che l’incaricarono di sterminare il buonsenso in ogni dove della Terra?
Ha voglia Parolin, numero due della Chiesa, a citare San Paolo ricordandone l’invito ad agire opportune et importune a favore dell’uomo qualunque, semplice, mite, indifeso, e figuriamoci se inerme. Facendovi seguire l’esempio di Leone, che di San Paolo pratica l’insegnamento. Né certo potrebbe diversamente agire, dalla cattedra di Pietro il successore di Pietro. Parolin ha voglia, tantissima voglia, perché il padrone degli Stati Uniti di voglia d’ascoltare ne ha pochissima. Meglio: zero. Lo stesso nullismo d’udito che va diffondendosi tra gli oceani: Trump ne spara di così a raffica, assurde, detestabili da non riuscire più a dare eco al proprio ego. Megafoni ormai spenti. Fuori dell’America ce ne rendiamo conto, dentro l’America non ancora, non in gran parte, non come la loro tradizione di libertà e democrazia garantirebbe. Ce lo venga a spiegare Rubio il motivo di questo sonno della ragione. Ragion d’essere uomini, meritevole di primazia su qualsiasi ragion di Stato.
papa leone trump – MALPENSA24
