GALLARATE – Bisogna fare qualcosa, «altrimenti i nostri cimiteri diventeranno dei condomini, perché di spazio non ce n’è più». Forza Italia torna alla carica, per voce del consigliere Aldo Simeoni, che in occasione del consiglio comunale del 15 dicembre ha (ri)lanciato l’idea di costruire un forno crematorio nel cimitero di Arnate, rione di Gallarate. «Si tratta di un intervento indispensabile», ha sottolineato Simeoni, facendo leva anche sul numero di morti in aumento registrato nell’ultimo periodo, complice la letalità del Covid. Una questione di spazi, quindi, soprattutto se si considera che i cimiteri di Gallarate sono ormai vicini alla saturazione, con poco meno di una quindicina di colombari disponibili. Ma anche di costi: per essere cremati è necessario fare riferimento a Busto Arsizio, con dei prezzi di gran lunga superiori per chi non abita in città. Spese che lievitano ancora se a Busto non c’è posto e si è costretti a far bruciare la salma a Domodossola. A rincarare la dose c’è poi il trend in atto in questi ultimi 10 anni, che dimostra come sempre più persone scelgano la via della cremazione.
Questione di spese
«Già anni fa avevo sostenuto l’ipotesi dei forni crematori ad Arnate», ha ribadito Simeoni. Ora ha nuovamente messo sul tavolo la proposta: «Chiedo di valutare con tutti i presenti la possibilità di fare una gara destinata alle pompe funebri per potere risolvere questa esigenza». E aggiunge: «Valutiamo quell’area individuata ad Arnate», facendo riferimento alla zona che già vent’anni fa era stata indicata all’interno del cimitero di Arnate; poi il progetto si arenò perché il Comune non trovò privati disposti a investire. Infatti, il forno crematorio di Arnate, già previsto nel Piano regolatore cimiteriale, verrebbe realizzato attraverso un project financing. Sarebbe dunque un intervento a costo zero per le casse comunali: il privato si accollerebbe sia i costi di costruzione che la gestione.
E se di costi si parla, resta la grande spesa nel caso in cui vengano utilizzati i forni crematori di Busto se non si è residenti. In sede di Commissione Lavori Pubblici, lo scorso anno, si era parlato di dati precisi: Farsi cremare a Busto costa 260 euro per chi abita in città. Ma per i non residenti il prezzo lievita, fino a 550/600 euro che diventano più di 800 se a Busto non c’è posto e si è costretti a far bruciare la salma a Domodossola.
Creare spazi
Non meno rilevante è il trend in continua crescita, che dimostra come in questi ultimi 10 anni sempre più persone scelgano la cremazione. Dati rispolverati di recente, quando la giunta di Andrea Cassani ha approvato la “Relazione di ricognizione delle operatività in atto relative al recupero e messa a disposizione dei colombari dei cimiteri cittadini a scadenza trentennale”, predisposta dalla Polizia Mortuaria. Si parla di 361 concessioni cimiteriali che risultano scadute e non rinnovate. Ormai sono pochissimi colombari rimasti disponibili a Gallarate (poco meno di una quindicina), ma il fatto che si scelga sempre di più la via della cremazione fa in modo che ancora non sia una situazione d’emergenza. Uno dei motivi per cui Simeoni insiste sulla realizzazione di un forno crematorio.
Operazione da 800mila euro
I costi relativi al recupero dei loculi con la cremazione dei cadaveri indecomposti non sono irrilevanti. Gli esperti parlano di circa 100mila euro. Ma le entrate per il Comune sarebbe nove volte superiori: bisogna sommare infatti gli introiti derivanti dalle cremazioni richieste dai familiari (45mila euro), il conseguente acquisto di cellette per collocare l’urna cineraria (21mila), i rinnovi delle concessioni (125mila) e la riassegnazione dei 281 colombari che tornano liberi (730mila).
Forno crematorio ad Arnate, svelato il progetto in Commissione
