“Noi fuorisede, l’ex ministra Azzolina sotto casa”: parte da Busto la rivolta dei presidi

L'ex ministra Lucia Azzolina al Diploma Day dell'ITE Tosi

BUSTO ARSIZIO – Sono in mille e sono furibondi: è la rivolta dei presidi fuorisede, un migliaio di dirigenti scolastici che dopo aver vinto il concorso del 2017 sono stati assegnati a sedi lontane dal loro luogo di residenza. Come Benedetto Lo Piccolo, siciliano di origine, dal 2019 in Lombardia dove oggi è dirigente scolastico dell’istituto comprensivo De Amicis di Busto Arsizio: è lui il “Garibaldi” che guida la ribellione dei mille presidi, minacciando uno sciopero della fame e della sete.

La polemica sull’ex ministra

Benedetto Lo Piccolo

«Ora rischiamo, con il prossimo concorso a graduatorie regionali in arrivo, di essere definitivamente penalizzati dal sistema e di non potere più tornare a casa, mentre la ministra Lucia Azzolina ha ricevuto l’incarico “sotto casa”, in Sicilia, nonostante fosse in coda alla graduatoria». Lo ha dichiarato all’Adnkronos il professor Benedetto Lo Piccolo, portavoce dei “mille” che invocano il ripristino della mobilità interregionale al 100% per potersi riavvicinare a casa, dopo che sono stati chiamati in servizio nel 2019 soprattutto al Nord e comunque non nella loro regione di appartenenza. «Non ci interessa il destino della ex ministra – ha precisato Lo Piccolo – ma è uno scandalo che chi arriva ultimo in graduatoria prenda il posto sotto casa, mentre i migliori sono stati sradicati dalle loro regioni».

«Mobilità al 100% o sciopero della fame»

Il punto è che, dopo l’immissione in ruolo dal 2019 (quasi duemila presidi, di cui mille assegnati fuori sede, e poi due terzi fuori regione nelle circa 650 immissioni effettuate tra il 2020 e il 2021), l’anno prossimo le graduatorie del nuovo concorso saranno regionali, «condannando chi è rimasto fuori regione ad esserlo a vita», visto che oggi la mobilità interregionale è limitata al 30%. Eppure i “mille” erano «i migliori» del concorso e si sentono penalizzati: «Chiediamo semplicemente che la mobilità interregionale sia estesa dal 30% al 100% dei posti. O entreremo in sciopero della fame e della sete». Tanto che sarebbero già un centinaio i presidi che hanno rinunciato all’incarico per i costi di trasferimento.

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