Il sindaco di Legnano Radice commosso a Lampedusa: «L’accoglienza va ripensata»

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LEGNANO – «Oggi ho pianto: lacrime calde, salate, contro il sole e la brezza dal mare. Come sono le lacrime di 27.000 madri, bambini, ragazzi? Come sono le loro urla mentre l’acqua salata si mischia alle loro lacrime nel freddo, nel vento del mare? È ora di ammetterlo: siamo tutti corresponsabili di questa follia. Non siamo innocenti solo perché lontani 1.500 km». Così il sindaco di Legnano, Lorenzo Radice, in un post pubblicato sui social oggi, martedì 3 ottobre, prima di partire da Lampedusa dove ha partecipato, con studenti e docenti degli istituti superiori cittadini Dell’Acqua e Bernocchi, a “A Europe of Rights” (nelle foto), la 10.a Giornata della memoria e dell’accoglienza a ricordo del naufragio in cui, il 3 ottobre 2013, al largo dell’isola persero la vita 368 persone.

«Basta morti, basta sofferenze, basta disperdere umanità! Tocca a noi – l’appello conclusivo di Radice – Oggi ricordiamo tutte le vittime, i caduti nel mare per inseguire una sola cosa: il diritto alla felicità, il diritto a vivere in pace. Restiamo umani e lavoriamo per cambiare un sistema ingiusto e insensato: inclusione e accoglienza per dare sicurezza. Grazie ai tre giovani “ambasciatori di umanità” che insieme ai loro compagni dell’Isis “Antonio Bernocchi” e dell’istituto superiore “Carlo Dell’Acqua” da oggi hanno il compito di raccontare e far conoscere».

Partire dall’inclusione per creare sicurezza

Nel suo intervento alla tavola rotonda di ieri dal titolo “Dall’accoglienza all’inclusione: le sfide per gli enti locali” il sindaco di Legnano ha riflettuto su 30 anni di politiche migratorie e sul fallimento di un modello che mette prima la sicurezza, poi l’accoglienza e, da ultimo, l’inclusione. «Dobbiamo cambiare paradigma. Come è possibile che in un Paese come il nostro, dove si registrano 391.000 nascite in un anno, dove Confindustria lamenta la carenza di mezzo milione di addetti, ci si concentri, in primo luogo, sui respingimenti?

«Il costo che l’Italia sostiene per i migranti è di 26,8 miliardi di euro, mentre gli immigrati che lavorano in Italia contribuiscono al Pil con 28,2 miliardi di euro, quindi, anche limitandoci a considerazioni puramente numeriche, siamo di fronte a una follia perché queste persone servono al nostro sistema economico. L’inclusione deve essere alla base delle politiche migratorie per avere una reale accoglienza ed è la sola condizione per creare veramente sicurezza. La logica dei respingimenti confina, invece, i migranti in un limbo che li condanna a cadere nel giro della criminalità.

«Quello che ho potuto vedere in questi giorni a Lampedusa – ha aggiunto Radice – dovrebbe essere visto da tutti per prendere sul serio coscienza della questione immigrazione. In assenza di rappresentanti del nostro governo, consola e dà fiducia la presenza e il coinvolgimento di tanti giovani. Sono loro la speranza per un futuro diverso dell’Italia e dell’Europa e il ricordo più bello che riporto a casa».

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