Mensa dei poveri, Caianiello: “Assolti grazie ai miei silenzi”. Però quei verbali…

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Nino Caianello, principale imputato dell'inchiesta Mensa dei poveri

GALLARATE – Nel ginepraio giudiziario dell’inchiesta e poi del processo per la cosiddetta Mensa dei poveri si rifà vivo Nino Caianiello. Per dire cosa? Che lui non ha mai accusato nessuno. E che, a conti fatti, le assoluzioni in primo grado di alcuni imputati nel procedimento davanti il Tribunale di Milano sono frutto del suoi silenzi. Tradotto: “Non sono un infame”. Il principale accusato della clamorosa vicenda che nel 2019 sconquassò il mondo politico gallaratese e della provincia di Varese, versante Forza Italia, si riprende la scena. Telefona alle redazioni dei giornali, invita a sentire ciò che ha da dire il suo avvocato, Tiberio Massironi, conferma che, ai magistrati, durante gli interrogatori (è stato ascoltato per un’ottantina di ore) si è “sempre e solo assunto le proprie responsabilità, senza mai fare nomi e tirare in mezzo altri”. Tant’è vero che, secondo l’interpretazione del diretto interessato, ha pagato con la detenzione e la pena patteggiata a quattro anni e dieci mesi per l’accusa di corruzione.

Per dirla in un altro modo, se avesse collaborato sarebbe già completamente libero e non più sottoposto a provvedimenti di sorveglianza, che scadranno tra un anno e mezzo. Di più: le assoluzioni dell’altro giorno nell’aula del palazzo di giustizia milanese sarebbero (versione di Caianiello e dell’avvocato Massironi) indotte anche dal comportamento dell’ex leader forzista in sede di interrogatorio. Sempre secondo le deduzioni dello stesso Caianiello, ne avrebbero beneficiato soprattutto Andrea Cassani, primo cittadino di Gallarate, e Paolo Orrigoni, Mister Tigros, quest’ultimo a giudizio per una presunta tangente, sotto forma di consulenza, funzionale ad accelerare l’iter di realizzazione di un suo supermercato a Gallarate (Cassani doveva rispondere di turbativa d’asta). “Possiamo ritenere che abbiano parlato altri, se mai hanno parlato, non il mio assistito” puntualizza Tiberio Massironi “Diciamo che Caianiello rappresentava e rappresenta il cardine dell’intera inchiesta e del processo, le sue deposizioni avrebbero potuto inguaiare tutti. Abbiamo visto com’e andata”.

L’abbiamo visto e, per certi aspetti (vicenda Tigros) restano da capire quali siano i presupposti su cui hanno fatto leva i giudici. Orrigoni assolto con formula piena, questo il dato. Al momento incontestabile, al punto che Caianiello dichiara la sua soddisfazione per la verità processuale che stabilisce l’innocenza dell’imprenditore della grande distribuzione. E allora, i patteggiamenti degli altri chiamati in causa nella specifica vicenda: l’ingegner Alberto Bilardo e l’industriale Pier Tonetti? Patteggiare potrebbe anche non significare ammissione di colpevolezza: appunto, c’è da capire. E lo si capirà con le motivazioni della sentenza, quando saranno rese note. Nel frattempo sono noti i verbali degli interrogatori. Uno soprattutto, tra i tanti (centinaia e centinaia di registrazioni), di Nino Caianiello che parla, guarda caso, dell’affaire Tigros. Dice e non dice, il senso è da interpretare. Testuale:

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cainiello massironi mensa poveri – MALPENSA24
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