BUSTO ARSIZIO – Rocco Preite, un anno dopo. L’ultima mostra dell’artista di origini lucane da sempre legato a Busto, scomparso esattamente un anno fa, sarà esposta nella sala d’arte del Santuario di Santa Maria a partire dal weekend dell’11-12 novembre. Era il 6 novembre del 2022: era tutto pronto per l’allestimento dell’ennesima esposizione, la 93esima per Preite, in vista della sua inaugurazione, se non che l’agenda della vita, come ricorda il figlio Sergio Preite, decise di fissare un altro appuntamento proprio in quella data. E Rocco Preite si spense, all’età di 87 anni, circondato dall’affetto dei familiari nella sua Meina, dove viveva.
La mostra
Ora quella mostra “disegnata” da Rocco Preite diventa realtà, anche se non con le opere che avrebbe dovuto esporre un anno fa, bensì con il lascito artistico di quegli ultimi giorni di vita. Sotto forma di «dieci cartelloni su cui aveva preso appunti e disegnato la mappa della mostra che lui aveva sognato e che sapeva non avrebbe visto» e che «da soli, senza l’ausilio delle opere, rappresentano l’opzione estetica di Rocco Preite». La mostra sarà allestita nella sala d’arte del Santuario di Santa Maria a Busto Arsizio, la stessa location che un anno fa era pronta ad accogliere le opere dell’artista e che tante volte lo aveva visto protagonista. Inaugurazione sabato 11 novembre alle 16, apertura al sabato e alla domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, fino al prossimo 26 novembre.
Chi era Rocco Preite
Pittore professionista, ha abitato e lavorato tra Busto Arsizio e Meina (sul Lago Maggiore). Al suo attivo ha vantato più di 90 mostre personali in Italia e all’estero. La sua prima esposizione è datata 17 Maggio 1953 presso la Sala Borroni di Busto Arsizio. Ha fatto parte per oltre 15 anni del gruppo “Pittori di Via Bagutta” a Milano e dell’Associazione pittori “Il Naviglio” di Milano, mentre a Busto è stato socio fondatore del CAB (Centro Artecultura Bustese), nel 1977. Ha partecipato, con positivo giudizio della critica e, soprattutto quello entusiasta del pubblico, a tantissimi concorsi di pittura, ottenendo importanti riconoscimenti fra i quali due primi premi consecutivi 1997 – 1998 al concorso “cartolina da Busto” tenutisi a Palazzo Bandera.
Il racconto di Sergio Preite
La mostra si sarebbe dovuta inaugurare il 6 di novembre dello scorso anno. Tutto era pronto per il suo l’allestimento, i quadri, le cornici, gli inviti e la tensione erano lì che non vedevano l’ora di mettersi in scena. Poi però è capitato che l’agenda della vita fissasse un altro appuntamento proprio in quella data, il 6 di novembre del 2022.
Quel pomeriggio, mio papà Rocco, ha chiesto di essere accompagnato in studio. Raggiunto la scrivania, ha srotolato dieci cartelloni sui quali da diversi giorni stava fissando degli appunti. Su quei rotoli era disegnata la mappa della mostra che lui aveva sognato e che sapeva non avrebbe visto allestita. Ha poi sollevato il velo che teneva nascoste le sue ultime due opere, che sono “Una meravigliosa giornata di fine agosto” e “E non è finita qui…”. Questi due quadri non li aveva mai guardati insieme a qualcuno, il suo silenzio diceva che non rappresentano un traguardo ma una partenza, e a pensarci bene è poi stato così.
Sempre in quel pomeriggio ha raccontato il segreto che a suo avviso tiene viva un’esposizione di opere. L’idea sta nel tentativo del dono del bello, e che questo esercizio riguarda un po’ tutti. Non si tratta esclusivamente di una prerogativa degli artisti, ma è la tensione estetica che possiamo praticare quando vogliamo presentare l’esito di un nostro sforzo, che sia una mostra di quadri, una tavola ben apparecchiata o l’accatastare della
legna. Raramente riusciremo a raggiungere lo scopo del “dono del bello”, molto più frequentemente ci capiterà di fallire, ma questi fallimenti non saranno mai vani.
Lo sforzo di mio papà è rappresentato nei dieci cartelloni che sono qui esposti. Questi da soli, senza l’ausilio delle opere, rappresentano l’opzione estetica di Rocco Preite.
All’imbrunire del 6 novembre dello scorso anno, dopo aver consegnato la mappa della mostra mio papà ha detto: “Ora va bene, e con questo ho finito”. Siamo saliti in casa, con mia sorella Laura e mia mamma Bianca e insieme ci siamo messi a guardare il lago mentre il papà prendeva il largo. Oggi posso dire che questo
momento è stato un dono di bellezza.
