Altomilanese, violenze sulle donne in aumento. Sempre più vittime minorenni

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LEGNANO – Aumentano i casi di violenza sulle donne nel territorio dell’Altomilanese. E coinvolgono sempre più spesso minorenni. I dati, allarmanti, sono stati resi noti oggi, giovedì 22 febbraio, da Antonella Manfrin, coordinatrice del Centro antiviolenza di Legnano “Filo Rosa Auser” e dello sportello Antenna antiviolenza di Castano Primo, a margine della presentazione degli eventi organizzati dall’amministrazione comunale di Legnano per la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo (nella foto).

«Sicuramente – ha precisato Manfrin – la maggiore consapevolezza delle vittime ha avuto un ruolo determinante nell’aumento delle denunce, come pure il coinvolgimento dell’opinione pubblica attraverso i media. Negli ultimi anni, però, oltre al numero di richieste di aiuto, è aumentata anche l’aggressività delle storie riportate. Per questo è quanto mai auspicabile il coinvolgimento delle donne che non sanno come dare o no il consenso alle richieste che ricevono dall’altro sesso. Proprio su questo abbiamo tenuto incontri nelle scuole, sul senso del limite e come comunicarlo in maniera “attrattiva”, senza scatenare reazioni aggressive».

Nei Centri antiviolenza 200 in un anno

Nel 2023 il Centro antiviolenza di Filo Rosa Auser, attivo nell’Altomilanese dal 2015, ha dato assistenza a 134 donne (su duecento che l’hanno contattato) che hanno chiesto aiuto per uscire dalle situazioni di violenza domestica che stavano vivendo. Si conferma così un aumento dei casi intorno al 20-25% rispetto agli ultimi anni. Secondo i dati forniti, un caso su tre si configura come ad alto rischio; per 11 donne è scattato l’allontanamento dal proprio contesto di vita con il collocamento in una struttura protetta o casa rifugio.

La maggiore parte delle utenti del Centro (28%) proviene da Legnano, seguita da Castano Primo e Parabiago (6% ciascuno). La metà è di età compresa tra i 41 e i 60 anni; quanto alla nazionalità, sono in buona parte italiane (72%) seguite a grande distanza da sudamericane (13%) e originarie di Paesi dell’Est Europa (10%). Il livello di istruzione è ritenuto mediamente alto (il 74% ha completato la scuola secondaria di primo o di secondo grado) e il 63% sono donne occupate, che quindi possono rendersi davvero autonome. Il 35% risultano coniugate e il 71% con figli, nella metà dei casi minorenni.

Gran parte italiane maltrattate dai compagni

La violenza più praticata (92%) è psicologica, seguita da quella fisica (60%); una donna su tre è stata vittima di stalking, una su sei di violenza sessuale (i diversi tipi di violenza possono essere concomitanti). La grande parte delle violenze e dei maltrattamenti (82%) deriva da uomini con cui esiste un legame affettivo (mariti, fidanzati, conviventi o ex) e che nel 78% dei casi sono italiani. La maggioranza delle vittime si presenta agli sportelli del Centro per iniziativa personale (32%), altre su iniziativa delle forze di polizia (14%), di uno psicologo o psichiatra (11%), del pronto soccorso di un ospedale (10%), di un parente o conoscente (9%) o dei servizi sociali (8%).

«Nell’accesso al Centro di un minore è sempre coinvolta la famiglia – tiene a sottolineare Manfrin – Le donne italiane hanno più risorse sul territorio cui appoggiarsi, mentre le straniere le hanno più spesso nei loro Paesi di origine e quindi per loro il percorso che avviamo insieme è più difficile; quelli che arrivano a compimento nonostante tutto, danno agli operatori particolare soddisfazione. Quello che garantiamo sono colloqui di accoglienza, consulenza legale, sia civile che penale, e supporto psicologico».

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