VARESE – Le opere della pittrice svizzera Anna Kammermann che da sabato 23 marzo verranno esposte, con inaugurazione alle 15, al Santuario di Santa Maria della Gioia a Varese «si nutrono di immagini rarefatte e solo accennate, di vibranti composizioni astratte materiche. Sono lavori aperti al mondo, al suo divenire, al suo farsi: reminiscenze di poetici e luminosi paesaggi e di figure lievi e silenziose». Come ha scritto Lorenzo Mortara, curatore di “La meraviglia ritrovata”, mostra che proseguirà fino al 6 aprile (il 24 marzo e 6 aprile dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, il 5 aprile dalle 15 alle 19, dal 25 al 29 marzo e dal 2 al 4 aprile su appuntamento da fissare chiamando i numeri 335/7173454 o 349/1882441), «l’artista è sempre pronta a nuove esperienze e a continue scoperte e riscoperte, nel solco della memoria e dell’armonia della natura, alla ricerca del sentimento originario fanciullesco che è in ognuno di noi, promotore di una ragione libera e primigenia».

L’essenziale della creatività
«Per l’artista – ha osservato Mortara – è vera la riflessione del grande poeta portoghese Pessoa quando cerca di definire l’essenziale della creatività: “Cancellare tutto dalla lavagna da un giorno all’altro, essere nuovo ad ogni nuova alba, in una nuova verginità perpetua dell’emozione, questo e solo questo vale la pena di essere o di avere, per essere o avere quello che in modo imperfetto siamo” (“Il libro dell’inquietudine”).
E se l’occhio del cuore esistesse davvero? E se ciò che diceva Plutarco fosse vero? Che ciò che conquistiamo interiormente modificherà la realtà esterna? Allora forse saremmo vicini al sentire del Piccolo Principe e al suo segreto, che è molto semplice: “Si vede solo con il cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi” (A. Saint de Exupéry), e a quello di van Gogh quando al fratello Theo scrive con estrema chiarezza: “Vorrei fare dei disegni che vadano al cuore della gente”. Queste riflessioni mi colgono d’improvviso nella casa galleria-atelier di Santa Maria a Sessa, in Svizzera, quando ascolto la voce di Anna Kammermann e osservo i suoi dipinti acrilici e tecniche miste su tela, cartone o legno, insieme alla storia della sua vita, ricca di esperienze».
Un intenso sentimento di fratellanza
Forse questo vuole anche dire «sapere vivere coraggiosamente, in modo sincero e autentico inseguendo i propri sogni, riconoscendo i propri limiti e le proprie virtù, ma sempre con una mente aperta, giovane e fresca, in ascolto del proprio cuore e delle proprie emozioni, perché, come afferma Matisse, “chi ha veramente qualcosa da dire vi è spinto dalla sua emozione”; dai quadri e delle installazioni dell’artista scaturisce un’intima e delicata visione poetica alla continua ricerca di trovare un senso, un significato al mistero che avvolge le cose e i sentimenti della vita. Impresa titanica che però lei persegue con tenacia e umiltà». E allora in questa chiave di lettura «possiamo avvicinarci ai suoi paesaggi rarefatti, alle sue figure solo stilizzate dai contorni fini e delicati, di volti sereni, oppure ai corpi abbozzati chiusi in se stessi come crisalidi di esseri che non comunicano o che addirittura sono in lotta tra di loro».
Tutta una vita, la sua, dedicata al disvelamento del mistero della natura, della bellezza dell’arte e delle sue diverse forme e rappresentazioni, tra studio e insegnamento, «come una ricerca di unità, di comunione a partire dai mille frammenti di vita, di amori, di ricordi, di sensazioni di attimi essenziali, insieme al calore dell’affetto e della convivialità tra le persone care ma anche con gli altri, i diversi, gli esclusi. In questo intenso sentimento di fratellanza che traspare da molte sue opere, a mio avviso, l’artista è vicina al sentire di Leopardi quando nel suo Zibaldone osserva che “Le illusioni sono in natura, inerenti al sistema del mondo, tolte queste…l’uomo è snaturato; ogni popolo snaturato è barbaro…la ragione è un lume; la natura vuole essere illuminata dalla ragione, non incendiata…e la ragione, facendo naturalmente amici dell’utile proprio, e togliendo le illusioni che ci legano gli uni agli altri, scioglie assolutamente la società, e inferocisce le persone. Per questo motivo l’incontro con le opere di Anna Kammermann mi ha portato gioia e mi ha fatto provare idee e intuizioni profonde, forse capaci di rendere visibile l’invisibile che è poi il potere dell’arte».

Il dialogo incessante con la bellezza e il mistero della natura
L’utilizzo di colori caldi e accesi e messaggeri di luce e di vita quali «il rosso, il giallo e l’arancione frammisti e contrapposti in una fusione ragionata ai neri, ai bianchi e ai verdi conducono l’osservatore a concentrarsi sulla materia dell’essere, dell’Io, che è relazione, legame…“io ci sono in quanto sono il punto di raccolta di infiniti legami” (V. Mancuso, “L’anima e il suo destino”) e a capire forse che c’è un fine in tutte le cose, e per arrivarci bisogna liberarsi di se stessi, come afferma in un bell’aforisma il grande scultore rumeno Konstantin Brancusi. Nel suo dialogo incessante con la bellezza e il mistero della natura, l’artista persegue la via dello stupore e della meraviglia (Goethe), perché l’arte fa nascere le idee, non le riproduce».
Ciò vuol dire che «un’opera d’arte vera nasce intuitivamente senza una ragione preconcetta, perché l’arte è la ragione stessa e non si può spiegare a priori (K. Brancusi). In questo raccoglimento nel proprio intimo, infine, Kammermann si apre e si unisce al Mondo e al Cosmo (o Kosmos, che in greco significa anche ordine, bellezza) e perviene all’oggettivazione delle sue forme, dei suoi codici e delle sue cancellature intrecciati armoniosamente con i segni, i colori e i pigmenti del suo profondo sentire».
