Varese, Progetto Concittadino chiede una nuova sede per “Sanità di frontiera”

varese sede sanità di frontiera
L'ingresso della Casa della Carità, che ospita attualmente Sanità di Frontiera. Si cerca una nuova sede

VARESE – Una nuova sede per l’ambulatorio di Sanità di frontiera, realtà che da anni si occupa delle persone meno fortunate. È Progetto Concittadino, forza civica che fa parte della maggioranza che supporta il sindaco Davide Galimberti, a lanciare la richiesta alla stessa amministrazione comunale.

Dal 2009 in città

Sanità di frontiera è presente in città dal 2009, con medici, psicologi e personale d’accoglienza di grande esperienza e professionalità, che garantiscono gratuitamente una prima assistenza sanitaria a migranti e senza fissa dimora, cioè le persone bisognose di cure non iscritte al Servizio sanitario nazionale. Ad oggi sono state offerte oltre 4.000 prestazioni medico-sanitarie. Un’attività riconosciuta dalle istituzioni, compresa l’amministrazione comunale, e sostenuta da una rete di associazioni e organizzazioni sindacali. Un servizio riconosciuto quale azione insostituibile ed utile, oltre che lodevole, anche da parte di Ats Insubria e Asst Sette Laghi. 


Serve una nuova sede

Attualmente l’ambulatorio di Sanità di frontiera è ospitato a Varese presso la sede della Casa della Carità alla Brunella in via Marzorati 5/A, ed è attivo il martedì e il venerdì dalle 17 alle 19 e il mercoledì dalle 14 alle 16. Uno spazio che risulta però poco adatto alle esigenze di chi vi opera e di coloro che vi si recano per ricevere assistenza. La mancanza di una sala d’aspetto costringe i pazienti a sostare all’aperto anche in pieno inverno. Da tempo Sanità di frontiera chiede uno spazio adeguato per poter continuare in modo più dignitoso ed efficace la propria attività.

L’appello

«Progetto Concittadino ha pertanto deciso di recepire tale richiesta – si legge in una nota del gruppo consiliare – e invita l’Amministrazione comunale a dare una tempestiva risposta a Sanità di frontiera, individuando uno spazio adeguato, in modo che tale servizio possa continuare nel rispetto della dignità delle persone che vi operano e di tutti coloro che ne beneficiano. Sarà così tutelato il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione, nell’interesse di tutti: di ciascun individuo come dell’intera collettività».

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