In viaggio con Colapesce e Dimartino, al Baff la Sicilia di Zavvo Nicolosi

BUSTO ARSIZIO – «Ce ne siamo fregati di ogni dinamica commerciale. “La primavera della mia vita” è molto punk, l’idea principale era di divertirsi. Poi è giusto che in un’opera prima ci siano dei difetti, che sia piena di imperfezioni, ma soprattutto deve essere sincera». Ieri, venerdì 4 ottobre, al Cinema Lux di Busto Arsizio è stato proiettato l’esordio sulla lunga distanza di Zavvo Nicolosi, che ha come protagonisti d’eccezione i cantautori siciliani Colapesce e Dimartino. Come ha spiegato Giulio Sangiorgio, direttore artistico del Baff, si tratta di «un’opera caratterizzata da una certa levità, leggerezza e senso del surreale, ma è allo stesso tempo capace di guardare alle cose in maniera profondamente filosofica».

baff colapesce dimartino nicolosi 04

La nascita del film durante la pandemia

Se il film, che è stato preceduto dalla visione del cortometraggio “Api” di Luca Ciriello, si inserisce nel tema dei “primi passi” che caratterizza l’edizione 2024 del festival cinematografico, Nicolosi vanta già dieci anni di lavoro per Colapesce per riguardo ai videoclip, con parallelo ampliamento anche a quelli di Dimartino.
«Sono passato poi a dei brevi filmati, realizzati solo per promuovere il loro album “I mortali”, e quindi a dei brevi cortometraggi. “La primavera della mia vita” – ha scherzato il regista – è nato un po’ in pigiama e un po’ in mutande, durante la pandemia. Io ero a Catania, loro a Milano e lo sceneggiatore Michele Astori a Roma, ci trovavamo ogni giorno a scrivere sempre più stronzate. Questa cifra di leggerezza di Colapesce e Dimartino è però la stessa delle loro canzoni: l’importante era quindi saper tradurre in immagini il loro pensiero».

Un fatalismo che porta a ridere anche su cose negative

Un film «un po’ coglione e un po’ filosofico», che si è rivelato doppiamente particolare: per l’aspetto visuale legato ai due cantautori, qui alla loro esperienza di maggiore durata, ma anche per l’essere una commedia che non è assolutamente uguale alle altre. «Non disdegniamo il pop», ha precisato Nicolosi. «È un’opera fatta da tre persone che si vogliono bene, con più o meno la stessa età e un’identica visione della vita, molto sicula, di un fatalismo tale che ti porta a ridere anche su cose negative. In questo senso abbiamo voluto offrire anche una visione differente della Sicilia, a cui vengono dedicati film solo sulla lotta alla mafia o commedie. Non una terra vera, ma verosimile dove la realtà viene rielaborata costantemente. In questo senso abbiamo preso come punti di riferimento il cinema di Aki Kaurismaki e i Blues Brothers di John Landis in cui, nonostante tutto quello che succede, i protagonisti non alzano mai un sopracciglio. Quanto a Colapesce e Dimartino, hanno qualcosa di molto simile a loro stessi, solo portato un gradino più avanti».

On the road tra leggende e misteri

«La Sicilia era la Magna Grecia: per il finale ho attinto un po’ ai suoi miti di metamorfosi». Come sottolineato dal regista, la conclusione dell’avventura on the road tra leggende e misteri dell’isola ha «un valore positivo, con un’accettazione e una trasformazione in un altro essere vivente». Per “La primavera della mia giovinezza”, girato in cinque settimane tra innumerevoli location, «non ho incontrato grandi paletti riguardo alla sceneggiatura – Antonio e Lorenzo hanno fatto da cavalli di Troia – piuttosto quelli economici, su ciò che si poteva fare, e l’unico limite era di stare entro i novanta minuti di durata». Il compromesso è stato più «trovare la quadra su un film fatto da tre persone. Per fortuna ci hanno aiutato amicizia e comunanza di gusti e di vita».

baff colapesce dimartino nicolosi 03

«Nessuno sapeva di che cosa parlasse il film»

Il film di avvale della presenza di Madame, Stefania Rocca, Isabel Russinova, Marit Nissen, Erlend Øye, Roberto Vecchioni, Brunori Sas, Corrado Fortuna, Salvo Piparo e Cocò Gulotta. «Nessuno sapeva di che cosa parlasse il film, ciascuno aveva solo la sua scena; infatti Vecchioni alla prima era scioccato. Colapesce e Dimartino avevano un apposito coach, assunto dalla produzione, per recitare. Hanno dimostrato una grande umiltà: non sono andati a interpretare cose molto differenti da loro stessi, prendendo la cosa molto seriamente. Poi, certo, ci sono quei momenti in cui sai che hai scritto nella trama questa “minchiata” che prevede Vecchioni e lui sta per entrare veramente nella stanza, perché è così che hai ideato la scena. È questo il potere del cinema: puoi costringere Vecchioni ad alzarsi da casa sua e venire a Catania per partecipare a un film».

Lillo superstar al BAFF di Busto: «La forza di una serie TV sono i personaggi»

baff colapesce dimartino nicolosi – MALPENSA24
Visited 107 times, 1 visit(s) today