LEGNANO – «Siamo doppiamente felici di ricevere il “Lello Bersani”: non solo perché a darcelo sono il Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani, rappresentato da Laura Delli Colli, e il direttore artistico del Baff Giulio Sangiorgio, ma anche perché l’avete dato a noi due insieme». Come ha ricordato Baba Richerme, che con Antonio D’Olivo ha ricevuto uno dei premi del festival del cinema di Busto Arsizio, «in un ambiente dove spesso ci si può trovare con le sciabole sguainate gli uni contro gli altri, come Custer contro gli indiani, noi siamo invece amici da trent’anni». La consegna del riconoscimento è avvenuta ieri, giovedì 3 ottobre, alla storica Sala Ratti di Legnano diretta da Celeste Colombo, nella serata in cui ha ospitato la visione di “Una sterminata domenica”, opera prima del regista Alain Parroni.
L’importanza della voce nel raccontare le immagini
Per l’occasione le voci del Giornale Radio Rai hanno voluto fare diverse dediche: «Ai nostri maestri, a Tullio Kezich (Richerme) e Lietta Tornabuoni (D’Olivo), ma soprattutto ai giovani, perché in questo momento è un mestiere difficile». Come sottolineato da Sangiorgio e Delli Colli il premio si è caricato di un particolare valore, sia a causa delle celebrazioni per il centenario della radio che per il legame dei due giornalisti con lo stesso Lello Bersani, di cui erano amici: al Palazzo del Cinema di Venezia, hanno trasmesso dal suo stesso studio. Tra le interviste che più li hanno colpiti quella con Sofia Loren (Richerme) e Jack Nicholson (D’Olivo). Per vincere la sfida dell’usare immagini fatte di parole, concentrando tutto in dodici righe, non si deve perdere il fascino del racconto: «La parte migliore è quando ci dicono: “Mi faccio la barba con lei” o “Porto i bambini a scuola con lei”. È la magia della radio».

La riproduzione verso il futuro
In linea con il tema del Baff 20254 dei “primi passi” è stato proiettato, preceduto dal corto “Chello ’ncuollo” di Olga Torrico, il film d’esordio di Parroni che, coprodotto da Wim Wenders, e vincitore del Nastro D’Argento Siae per la sceneggiatura. Il regista, presente in sala, dialogando con Sangiorgio e il pubblico ha raccontato come è nato “Una sterminata domenica” e il suo messaggio.
Girato in quattro settimane, con una troupe di età tra i venti e in trent’anni, dopo una gestazione durata cinque-sei anni, segue il vagabondare di tre ragazzi delle periferie di Roma, un triangolo amoroso in cui lei scopre di essere incinta. «L’istinto principale dell’essere umano – ha spiegato Parroni – è la riproduzione verso il futuro. Per l’opera ho intervistato tanti giovani del territorio e lì mi sono accorto che emergevano due punti di riferimento: gli archetipi del cinema e la volontà di lasciare una traccia, che si può tradurre anche nell’attirare l’attenzione con atti di vandalismo o di violenza. Ho voluto parlare di tre di loro che vogliono lasciare una traccia, ma non hanno gli strumenti per farlo».
La ricerca di nuovi linguaggi
«Sono riuscito a iconizzare ciò che non ha alcun merito per essere iconizzato». Il regista si è soffermato sugli aspetti tecnici del cercare di trovare un nuovo linguaggio – «volevo raccontare il più possibile la mia realtà» – per esempio troncando le strade per dare una sensazione di angoscia, o giocando su ritmi altalenanti che però, essendo continui nella loro incoerenza non hanno alterato la compattezza complessiva dell’opera; infine non mostrando i genitori – per sottolineare la mancanza di punti di riferimento – a cui si aggiunge un altro “genitore”, la religione. E il trio dei protagonisti, pur non provenendo da Roma, è stato formato per la loro andatura nel camminare insieme, che dimostrava una sorta di intesa inconscia. «Il cinema – così Parroni – influenza la nostra percezione della realtà e l’ emotività: tutto quello che sai lo impari dai film».
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