Caruso (FdI) smentisce Cassani: «Gibellina simbolo di rinascita. Spiace per Gallarate»

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Francesca Caruso

GALLARATE – Mentre Gibellina diventa Capitale dell’arte del contemporanea 2026, Gallarate ingoia il boccone amaro. E se il sindaco della Lega, Andrea Cassani, non nasconde il malcontento per aver visto il sogno sfumare, l’assessore regionale di Fratelli d’Italia – e gallaratese – Francesca Caruso incensa la città siciliana: «Una città che incarna perfettamente il simbolo della rinascita culturale e architettonica».

Il plauso a Gibellina

Caruso, esponente di Fratelli d’Italia e delegata alla Cultura a Palazzo Lombardia, si schiera così con il suo ministro: Alessandro Giuli, che non a caso è espressione del partito di Giorgia Meloni. Intanto, a Gallarate, ci si lecca le ferite per quello che è successo oggi, 31 ottobre, a Roma. Anzi, il commento di Cassani a margine della premiazione è stato netto: «Ci pare che negli ultimi decenni (Gibellina, ndr) non si sia resa protagonista di iniziative artistiche contemporanee innovative e degne di nota». Poche ore dopo, arriva il plauso di Caruso: «Faccio i miei complimenti», ha detto. «Dopo il tragico terremoto del 1968 ha saputo risorgere diventando un punto di riferimento internazionale per l’arte contemporanea e per l’innovazione creativa».

La pillola addolcita

La Città dei Due Galli, insomma, non è proprio allineata. Anche se l’assessore Caruso prova ad addolcire la pillola: «Per Gallarate la candidatura tra le cinque finaliste ha rappresentato comunque una vittoria, dimostrando come sia da sempre un territorio a forte vocazione industriale al centro dell’Europa e come possa rivestire in modo continuativo e strutturato un ruolo primario anche nel settore dell’arte contemporanea». Da assessore alla Cultura di Regione Lombardia, residente a Gallarate, aggiunge: «Avevo sostenuto fortemente la candidatura della mia città, in primis, perché credo nel suo enorme potenziale e poi perché ritengo fermamente che arte e cultura abbiano il potere di trasformare una comunità, lanciare l’economia, rafforzare l’identità con il territorio e con le proprie origini, creando, al contempo, legami unici tra le persone». Conclude: «Noi ce l’abbiamo messa tutta. Ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla presentazione di questo progetto importante per visione e contenuti. Per Gallarate questo sarà un meraviglioso punto di partenza». Nonostante Gibellina.

Le reazioni della minoranza

Nel frattempo, arrivano le prime reazioni delle opposizioni gallaratesi. Così Cesare Coppe (Città è Vita): «Spiace aver perso un’occasione importante per Gallarate, che avrebbe consacrato un lavoro pluridecennale nell’ambito dell’arte contemporanea e avrebbe messo a sistema soggetti, istituzioni e iniziative troppo spesso slegate tra loro». E ancora: «Faccio i complimenti a chi ha preparato il dossier, al Maga, agli uffici comunali e alle istituzioni che a vari livelli hanno sostenuto la candidatura: finalmente la città ha guardato oltre ai propri confini, con l’ambizione di essere eccellenza. L’ho detto in consiglio comunale e lo ripeto, Gallarate deve riscattarsi da una subalternità che non le rende onore». E punta il dito: «Le dichiarazioni del sindaco sulla vittoria di Gibellina, più che sulla sconfitta di Gallarate, sono un’onta sul nome della città: dopo questa parentesi cultural-internazionale siamo purtroppo già ripiombati in un becero provincialismo». Per Coppe, «oggi forse sarebbe stato meglio complimentarsi, optare per un silenzio che sapesse rileggere i punti di forza di un progetto ambizioso e fare autocritica sulle sue debolezze. Quanto avrebbe bisogno di autocritica questa città». Conclude: «Si è preferito denigrare chi, piaccia o no, ha portato a casa il risultato… altro che “cultura del fare». Mi permetto di suggerire un atteggiamento proprio delle nostre zone, che ben coniuga la sconfitta odierna alla nostra operosità: testa bassa e pedalare. Anche se, quando si inforca la bici a Gallarate, c’è da farsi il segno della croce».

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