SAMARATE – Opificio lager scoperto in via Aspesi a Samarate. Lavoratori clandestini producevano, in nero, e vivevano in un capannone in condizioni igienico-sanitarie precarie. L’edificio è fatiscente e sprovvisto di qualunque permesso o certificazione, a cominciare da quella anti-incendio. Qui, da tre mesi, venivano prodotti capi di abbigliamento anche per note griffe d’alta moda. Vestiti pagati 8 euro l’uno e rivenduti a circa 400 euro a capo. E’ quanto hanno scoperto, e fermato, i militari della Guardia di Finanza del comando provinciale di Varese.
Vivevano nel capannone fatiscente
Il titolare dell’attività, un cittadino cinese di 52 anni (la ditta aveva sede legale a Torino ma produceva tutto a Samarate), è stato denunciato con le accuse di caporalato, sfruttamento ed ospitalità di manodopera clandestina e gravi violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Indagata anche la proprietaria del capannone, una samaratese di 43 anni, a seguito delle irregolarità edilizie dei locali oggetto di affitto, con le accuse di abusivismo edilizio, data la presenza di locali dormitorio non dichiarati. Il capannone, a fine settembre, è stato posto sotto sequestro preventivo. Il provvedimento è stato subito convalidato dal Gip del Tribunale di Busto Arsizio Stefano Colombo al fine di interrompere l’attività illecita messa in piedi dallo straniero.
Trovati anche minorenni

Quando i militari della Gdf della compagnia di Busto hanno eseguito l’accesso al capannone (dopo controlli sulle mancate autorizzazioni, eseguiti con il supporto di Ats e vigili del fuoco) hanno trovato 12 cittadini cinesi, senza permesso di soggiorno, che non parlavano italiano, al lavoro o a riposo su brande di fortuna sistemate all’interno dei locali utilizzati per il confezionamento dei vestiti. Nel capannone vivevano anche alcuni minorenni, ora affidati ai Servizi Sociali del Comune di Samarate.
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