LONATE POZZOLO – «Non è che sono in disaccordo, lo ritengo utile. Ma ci sono delle titubanze: bisogna stare molto attenti sull’impatto che avrà e prima di dire Sì al progetto è giusto ragionare». Antonio Patera, segretario cittadino Udc a Lonate Pozzolo, misura le parole mentre racconta il polo logistico previsto a Tornavento. Si muove con più cautela rispetto al suo assessore Mario Volontè – delegato all’Urbanistica – e valuta pro e contro («Necessario entrare nei dettagli»). Che significa prendere in considerazione anche soluzioni alternative ai classici capannoni che sono previsti al Campagnone. Come l’ipotesti – già annunciata dalla maggioranza – di una “conchiglia gigante” che richiami l’attenzione.
Pro e contro
«Bisogna capire di cosa si tratta e valutare l’impatto previsto sul territorio», racconta Patera. «Sappiamo bene che un intervento del genere sul nostro Comune sarebbe utile, ma non deve mancare un occhio di riguardo per Tornavento». Il riferimento va – anche, ma non solo – alle ricadute vantaggiose che potrebbe avere Lonate Pozzolo. Dice il segretario Udc: «I cittadini devono sapere che tutti gli interventi realizzati all’interno del sedime aeroportuale non portano nulla nelle casse comunali, quindi va preso in considerazione ciò che può beneficiare in questo senso». Ma che sia fatto, dice, «salvaguardando la frazione». Già, perché «a Tornavento qualcosa cambierebbe: necessario prestare molta attenzione». Non solo: «Prima di dare l’ok bisogna informare adeguatamente i cittadini e sentire il loro parere. Poi, con massima trasparenza, fare i dovuti ragionamenti. Non a colpi di maggioranza, ma sentendo gli umori del popolo».
E pensare a un altro luogo invece di Tornavento? «Non ci sono altri posti per aree di queste metrature nel Pgt». Ricordando che «non è l’unico intervento in previsione, ce n’è un altro molto importante da fare in stazione. Dovrebbe essere un polo logistico».
Il freno e l’ipotesi conchiglia
Un dibattito aperto, quello dei capannoni di Tornavento. Dopo il supporto degli assessori Volonté e Gennaro Portogallo (il forzista delegato ai Lavori Pubblici) e dopo aver sentito in consiglio comunale la voce convinta del sindaco Elena Carraro, cominciano ad arrivare freni dalla maggioranza. Come dimostra l’ipotesi della conchiglia gigante, «che richiami l’attenzione di tutti quelli che passano per la strada, che attiri e faccia pensare che bisogna andare lì per scoprire e vedere cos’è». Lo riporta l’intervento sul giornalino, firmato dalla coalizione di centrodestra, in cui si parla del progetto attuale come «qualcosa di sicuramente accettabile, ma da ristudiare urbanisticamente». E che «dovrà avere caratteristiche ben precise, essere qualcosa di attraente e che davvero salvaguardi e non snaturi l’ambiente». Un altro esempio: «Una città lavorativa nascosta sotto terra». E sopra, fuori terra, con «solo strutture a scopo pubblico, per il benessere del corpo e della mente». In sostanza «non si devono ammassare capannoni su capannoni, anche se vagamente mitigati con il colore verde, in zone limitrofe a quello che già è un importante aeroporto».
UeL a gamba tesa
A stretto giro è intervenuta anche la minoranza di Uniti e Liberi. Senza giri di parole: «Bisogna smetterla di cercare di far passare quello scritto come un ripensamento dell’amministrazione. Testuali parole: “il progetto presentato da un privato per il Campagnone di Tornavento … è qualcosa di sicuramente accettabile”. Punto». E ancora: «Chi ha scritto l’articolo per la maggioranza ha solo detto che non gli piace tanto il disegno del progetto e che gli piacerebbe fosse un po’ diverso. Non ha certo detto che è contrario alla costruzione». Concludendo: «Le parti, per chi non si vuole arrendere all’edificazione del Campagnone, sono chiare: chi vuole combattere quest’opera è da una parte; l’amministrazione è dall’altra, perché la sua scelta l’ha già fatta, qualsiasi cosa vi racconti. Bisogna diffidare da chi cerca di mescolare le carte con armi di distrazioni di massa, come spostare l’attenzione su altre zone e altri capannoni. Il Campagnone è un terreno agricolo e tale deve rimanere».
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