LEGNANO – C’è chi sogna ad occhi aperti, chi non può proprio sognare e chi resta alla finestra. Mentre a Varese la Von di coach Daniele Osigliani, impostasi 15-11 in gara 1 dei playoff promozione sullo Sporting Lodi grazie ad una partenza razzo (7-0), è ad un passo dalla serie B (da sigillare nel return match di sabato), a Busto Arsizio non si sa ancora esattamente quando riaprirà la piscina “Manara” (in Commissione Sport, a dire il vero, il Sindaco aveva annunciato non prima del gennaio 2027 per la vasca principale e qualche mese dopo per l’intero complesso – ndr). Una situazione talmente assurda che, per un attimo (per fortuna solo un attimo…), ha indotto il club bustocco di pallanuoto – fra i più ambiziosi e competenti degli ultimi anni – a prendere seriamente in esame l’ipotesi del definitivo trasferimento a Legnano, dove – non a caso – nelle scorse settimane si è tenuta una riunione fra dirigenti, allenatori e genitori per capire il senso di continuare in simili condizioni.
L’esilio continua, la data non c’è ancora
La risposta delle parti alla fine è stata di continuare a tenere duro, perché la passione sana dello sport alla fine vince su tutto, ma la situazione che sta vivendo la Busto Pallanuoto è davvero insostenibile. Una macchia per la Città di Busto Arsizio senza fine, anche perchè a tutt’oggi la società, nonostante tante promesse, sta ancora aspettando di sapere la data certa in cui potrà tornare a giocare a casa: alla “Piscina Manara”. Una data (da gennaio 2027 a giugno 2027 c’è differenza per chi programma una stagione sportiva) che rende pertanto impossibile ogni tipo di pianificazione.
E i costi lievitano
E intanto i costi per affittare gli spazi d’acqua, sia per gli allenamenti a Legnano, sia per le gare al “Bocconi Center” di Milano, continuano a lievitare, tanto da mandare in rosso il conto economico del club, già peraltro zavorrato dai mancati introiti derivanti dalle quote dei ragazzi (tesserati per la Rari Nantes Legnano). Una situazione oggettivamente pesante e gravosa (ogni anno il deficit si aggira sui 25mila euro), nonostante l’encomiabile sacrificio degli sponsor e dei tanti genitori che, da un anno a questa parte, si trovano a dover scorazzare i propri figli da Busto a Legnano, con tutto ciò che ne consegue, anche semplicemente in termini di tempo.
La provocazione: col nome di Legnano
E vista la situazione a dir poco critica e, per di più senza apparente futuro, dalla Città del Carroccio è arrivata – come dicevamo – una mano tesa che – per chi ha Busto nel cuore e ha una visione bustocentric” – può addirittura sembrare una provocazione: far giocare la Pallanuoto col nome di Legnano. Un paradosso, ma fino a un certo punto: anche perché c’è chi teme – e non sono in pochi – che la piscina di Busto possa fare la fine del Palaghiaccio, visto che ad oggi – rispetto ai preventivati 700/800 mila euro di lavori per la rimessa in uso della vasca principale – si sta addirittura parlando di una spesa di 5milioni di euro per l’intero rifacimento.
Il retroscena: la B sulla coscienza
E a proposito di progetti, nella reunion fra dirigenti, allenatori, atleti e genitori – necessaria anche solo per contarsi e per capire se affrontare o meno un’altra stagione di sacrifici su sacrifici – è emerso un retroscena che fa piangere (sportivamente parlando). In tanti ci eravamo domandati le ragioni alla base dell’incredibile calo della Busto Pallanuoto, capolista del campionato fino alla pausa prepasquale, prima della successiva caduta libera. I più maligni avevano ipotizzato che la società, non potendo certo puntare alla serie B senza una piscina, avesse mollato un po’… gli ormeggi. Niente di tutto ciò, anzi il contrario: il vero problema è stato che la Busto Pallanuoto, durante la sosta pasquale, non ha trovato spazi d’acqua per potersi allenare. Insomma dopo le “dolorose” retrocessioni ai tempi della B1 maschile e della A2 femminile, con le entrambe squadre lasciate troppe sole nel momento del bisogno, Busto deve ingioiare un altro boccone amaro: la mancata promozione in serie B.
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