VARESE – La sua presenza non è passata inosservata e sta diventando un caso politico a Villa Recalcati. Anche se ha fatto di tutto per mimetizzarsi nel coloratissimo corteo del Pride di Varese: cappellino da tennista calato in testa, occhiali da sole arcobaleno in tinta con l’evento inforcati e una t-shirt che che non è passata inosservata con la scritta: “Mollo tutto e vado a vivere ad Alghero”.
Insomma la prima partecipazione al Pride di Marco Magrini, presidente della Provincia grazie a una maggioranza PD – Forza Italia – Noi Moderati, fa discutere. Eccome se fa discutere. Anche perché la genesi del rapporto politico tra amministrazione provinciale e Pride dice ben altro.
C’è anche un’assenza che brilla e fa discutere
Se poi vogliamo proprio dirla tutta, nel panorama del PD varesino c’è invece chi ha sempre concesso il patrocinio senza mai battere ciglio, ma ha sempre “balzato” l’appuntamento di piazza. Stiamo parlando del sindaco di Varese Davide Galimberti, che in sostanza ha fatto tutto il contrario di Magrini.
La storia di un patrocinio sempre negato
Impossibile infatti dimenticare quanto accadde nel 2023, quando Magrini, da presidente della Provincia negò il patrocinio al Pride suscitando l’ira dell’Arcigay. In quel frangente, il numero uno di Villa Recalcati fu chiaro: “Nessun patrocinio alla sfilata, ma massima disponibilità a sostenere iniziative culturali sui temi dei diritti individuali”. Una posizione che spaccò la maggioranza, con un Partito Democratico che dovette “ingoiare” l’amaro boccone del niet al patrocinio. Stessa linea nel 2024, quando solo il PD, forza di maggioranza votò per il patrocinio, negato con i voti anche delle opposizioni.
Ma il tocco di fioretto, seppur un po’ pasticciato, venne messo a segno qualche mese fa con la mozione sul Pride 2025, che non è stata discussa. La scelta fu quella di mettere ai voti persino la discussione del documento. Insomma se Niccolò Machiavelli fosse vivo si toglierebbe il cappello di fronte a un presidente abile a camminare su una fune che sta nella mani del PD (da un capo) e di Forza Italia con una componente di ciellina (all’altro capo).
Niente patrocinio ma presenza…
Magrini è un presidente che spiazza. Sempre. E questa è la sua più convinta coerenza. Tanto che al Pride di sabato 19 luglio ha risolto anche l’amletico dubbio di Nanni Moretti (“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”) scegliendo di esserci, di non rimanere in disparte, bensì al centro tra due dei massimi esponenti del PD, ovvero Samuele Astuti, consigliere regionale, e Alice Bernardoni (con ventaglio iridato) segretaria provinciale dei dem.
..che fa discutere
E lo scatto del nostro Lorenzo Crespi è già diventato un’icona che da un lato (PD) soddisfa, dall’altro (la componente ciellina di Forza Italia, in particolare Chicco Vettori) fa sussultare. E in generale fa discutere.
Insomma se i dem hanno registrato la presenza di Magrini come la dimostrazione di un “riconoscimento politico alla forza più numerosa della sua maggioranza” e come “un gesto di libertà da ogni vincolo di partito”, in Forza Italia c’è chi chiede spiegazioni.
Radio politica dice che quello che è rimasto più spiazzato e persino dubbioso è proprio Chicco Vettori, forzista e di area CL, che alla luce delle prese di posizioni in consiglio provinciale chiede se sia cambiato a qualcosa al primo piano di Villa Recalcati senza che nessuno l’abbia avvisato.
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