Busto Arsizio 2027, primo sindaco donna: se non ora, quando? Le papabili

Da sinistra a destra: Paola Reguzzoni, Isabella Tovaglieri, Manuela Maffioli, Laura Rogora e Valentina Verga

BUSTO ARSIZIO – Un sindaco donna dopo Antonelli: se non ora, quando? Le papabili candidate, stavolta, abbondano. In entrambi gli schieramenti. Da una parte, c’è il terzetto della Lega – Manuela Maffioli, Paola Reguzzoni e Isabella Tovaglieri – ma anche la presidente del consiglio uscente di Fratelli d’Italia, Laura Rogora. E dall’altra, si scalda la Dem Valentina Verga, già vicepresidente della Provincia e pronta a scendere in campo per il centrosinistra. Sarà davvero la volta buona per il primo sindaco donna di Busto Arsizio? Il vento, lo dimostrano le recenti elezioni di Saronno e Castellanza, tira in quella direzione…

La boutade (o forse no) del sindaco

Qualche mese fa, di fronte ad una pioniera come la “signora delle stelle” Amalia Ercoli Finzi, ospite al Museo del Tessile, il sindaco Emanuele Antonelli l’aveva “buttata lì”, con il sorriso sulle labbra, dopo aver ascoltato le parole della prima laureata in ingegneria aeronautica sulla parità di genere: «Dopo quello che ha detto, il prossimo sindaco di Busto Arsizio sarà donna». Parole che sono passate un po’ inosservate, ma in realtà quando si abbozzano i soliti elenchi del “toto-sindaco” in vista del 2027 – con il terzo mandato che ormai sembra essersi allontanato forse definitivamente – la presenza di figure femminili è affollata come non mai.

Il terzetto leghista in pole

I nomi, eccoli. Nel centrodestra le quote rosa sono preponderanti soprattutto in casa Lega, il partito che dopo vent’anni di attesa vorrebbe finalmente rivedere un proprio esponente sulla poltrona più ambita di palazzo Gilardoni. I nomi più in vista sono quelli delle due attuali “assessore” (ma non chiamatele così…) che si stanno ben districando nei rispettivi ruoli. La delegata all’inclusione sociale Paola Reguzzoni, che dopo aver disinnescato le passate ruggini con il sindaco Antonelli sta cercando di scrollarsi di dosso quell’immagine spigolosa che le era costata nel 2016 la disfatta alle primarie contro Antonelli. E l’assessore alla cultura Manuela Maffioli, che ha perso spinta dopo la retrocessione da vicesindaco ma può sempre vantare i successi sul fronte del “fervore culturale” della città. Ma non può essere dimenticata nemmeno l’europarlamentare Isabella Tovaglieri, che sicuramente è proiettata verso mete politiche più in alto rispetto alla sua città ma non ha mai escluso di considerare «un onore» l’idea di fare il sindaco di Busto, magari proprio cinquant’anni dopo suo nonno Giancarlo.

Dai “Fratelli” al Pd

E se ancora una volta non fosse la Lega ad aggiudicarsi la candidatura a sindaco per il centrodestra? Se invece la spuntasse Fratelli d’Italia, come non ritenere un nome spendibile quello, istituzionale, dell’attuale presidente del consiglio Laura Rogora? Fresca di trasloco da Forza Italia, è molto vicina al sindaco Antonelli e ha più esperienza – nella passata consigliatura è stata assessore ma anche presidente del Parco Altomilanese – degli altri consiglieri e assessori “meloniani”. Guardando invece all’altro schieramento, quello del centrosinistra, il nome forte che circola da tempo per una candidatura è quello di Valentina Verga: al secondo “giro” in consiglio, è già stata vicepresidente della Provincia (ma poi non è stata rieletta alle ultime elezioni provinciali) e scalpita per correre, tanto da aver recentemente “affossato” in un’intervista l’ipotesi alternativa di Salvatore Loschiavo, l’ex assessore che con la sua associazione PoliticaMente dialoga con i centristi di Azione e BaC e potrebbe riproporre lo schema del 2016 (con Gianluca Castiglioni) di un candidato sindaco moderato in alleanza con il PD. Insomma, anche se i tempi sono assai prematuri per parlare di candidati sindaco, l’abbondanza di donne papabili è la vera novità della tornata che verrà. E non è detto che non possano spuntare altri nomi all’orizzonte.

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A Busto sono già in tanti a scalpitare per la successione di Antonelli

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