Distratta dalle preoccupanti vicende internazionali e dai suoi rimandi nazionali, la politica, almeno per il momento , non è sembrata riservare eccessiva attenzione alle elezioni regionali. Serie di appuntamenti che, da domenica 28 settembre e fino alla fine di novembre, suddivisi in date diverse, chiameranno alle urne gli elettori di sette regioni. Un incomprensibile spezzatino, perlomeno sotto il profilo della praticità, che prende il via da Marche e Valle d’Aosta, per estendersi poi a Calabria, Campania, Puglia, Toscana e Veneto.
Urne aperte in territori che, sulla carta, hanno valore locale, ma che, nella realtà, richiamano valutazioni destinate ad andare oltre i confini di una singola regione. Non ci vuole molto per comprendere come le segreterie dei partiti dei principali schieramenti, contrariamente a quanto appare, si attendano invece da queste consultazioni chiare indicazioni sulla loro azione politica, per poi eventualmente correggerla a secondo degli stessi risultati delle urne. Una contrapposizione, tra centrodestra e centrosinistra, dominante dappertutto, a cominciare proprio dalle Marche, dove è dato in vantaggio il candidato meloniano a caccia di una riconferma che sarà poi subito giocata, se mai dovesse arrivare, anche in funzione propagandistica per il futuro.
Così varrà per tutte le altre volte che si voterà in questo autunno, con attesi o sperati colpi di scena un po’ ovunque, benché i sondaggi e gli attuali scenari, lascino pochi spazi alle sorprese. Il centrodestra punta a ripiantare la propria bandierina nelle Marche e in Calabria, il centrosinistra ripone le sue chance nelle altre regioni dove ha vinto l’ultima volta; tranne nel Veneto. Qui, nonostante le difficoltà di dialogo tra Lega e Fratelli d’Italia per la scelta del successore di Luca Zaia, non ha molte possibilità di successo con un elettorato per nulla disposto a cambiare orientamento.
Centrosinistra che, però, diversamente da altre occasioni perdenti (vedi Liguria), questa volta si presenta unito nel cosiddetto campo largo, imbarcando assieme Partito democratico e Cinque Stelle. Ciò a dire che hanno imparato la lezione? Di sicuro hanno stemperato le tensioni con l’obiettivo di rafforzare l’alleanza sotto elezioni, sfruttando, è il caso di ricordarlo, le debolezze degli avversari. In Campania, ad esempio, a meno di due mesi dal voto, il centrodestra non ha ancora scelto chi contrapporre al pentastellato Roberto Fico: in ballo ci sono addirittura quindici possibili candidature! Un po’ troppe per arrivare a una decisione condivisa all’ultimo momento.
Tra una settimana, il 5 e il 6 ottobre, urne aperte in Calabria. Qui il centrodestra ricandida il forzista Roberto Occhiuto che si era dimesso a luglio dopo essere stato indagato in un’inchiesta per corruzione. Più che una normale consultazione, le urne in Calabria sembrano tanto un referendum pro o contro lo stesso Occhiuto. Per le altre regioni al voto bisognerà attendere novembre, data ultima il 23 di quel mese per votare, una manciata di settimane residue per la scelta dei candidati. In definitiva, in generale si tratta di un test significativo, vista anche l’importanza politica di quasi tutte le regioni ora in gioco. Un test anche per il governo di Giorgia Meloni in attesa della chiamata alle politiche tra due anni, quando la scadenza elettorale avrà un più sostanziale significato.
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