MILANO – Le dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia gettano un’ombra sui trascorsi milanesi di Fabrizio Corona, ipotizzando sue frequentazioni con ambienti legati alla criminalità organizzata. William Alfonso Cerbo, noto come Scarface, a quanto emerso lo ha messo a verbale nell’ambito della vasta indagine della direzione distrettuale antimafia di Milano (Dda) denominata “Hydra“, su una presunta alleanza tra cosche mafiose attive in Lombardia.
Contatti con il clan Mazzei?
Secondo le dichiarazioni di Cerbo, l’ex re dei paparazzi avrebbe avuto contatti con una figura ritenuta vicina al clan Mazzei e incaricata di gestire gli affari illeciti a Milano per conto della cosca catanese. Questi rapporti sarebbero stati di natura tale da spingere Corona a rivolgersi a lui in diverse occasioni, specialmente in presenza di difficoltà o problemi sul territorio milanese. Un episodio specifico riguarderebbe una richiesta di recupero crediti. Corona avrebbe chiesto al suo contatto di intervenire a Palermo per recuperare una somma di 70mila euro, esito di una truffa subita da un suo amico. Il collaboratore di giustizia ha inoltre aggiunto che la collaborazione del presunto uomo di malaffare in alcune discoteche, sarebbe stata favorita proprio dalle sue conoscenze nell’ambiente dello spettacolo, inclusi i rapporti con Fabrizio Corona.
L‘inchiesta “Hydra”, il patto tra le mafie in Lombardia
L’indagine “Hydra”, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e dai carabinieri, si concentra sulla presunta saldatura di interessi e l’alleanza operativa tra le principali organizzazioni criminali di stampo mafioso presenti e attive in regione Lombardia. Al centro dell’inchiesta vi è l’ipotesi che la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia siciliana abbiano stretto un patto per la spartizione del territorio, la gestione in comune di affari illeciti (come il traffico di droga, le estorsioni e il riciclaggio) e il controllo di settori economici strategici, in particolare a milano e nell’hinterland. Il procedimento mira a smantellare queste reti criminali unificate, che avrebbero cercato di infiltrare profondamente il tessuto economico e sociale della regione, sfruttando figure e meccanismi apparentemente legali.
