BUSTO ARSIZIO – Il giorno del ricordo si celebra a Borsano, quartiere dei Giuliani e Dalmati, e al parco Cossetto. Protagonista anche quest’anno è la signora Bruna Paoli, “italiana due volte” ed esule da Parenzo, in Istria, a Busto Arsizio, dopo che il padre fu gettato in una foiba. Per la sola “colpa” di essere italiano come rimarcato dal sindaco Emanuele Antonelli nella cerimonia di fronte alla “pietra viva” intitolata a Norma Cossetto nel parco di via Foscolo.
Le celebrazioni
È stato celebrato oggi, 10 febbraio, il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. È stata una celebrazione intensa, e come sempre molto partecipata – in modo bipartisan – che ha preso il via nel quartiere di Borsano con la santa Messa dedicata alle vittime e l’omaggio alla statua di san Biagio in piazza don Emerico Ceci (nel villaggio dei Giuliani e Dalmati) e si è conclusa nel parco Norma Cossetto di via Foscolo. Oltre al sindaco Antonelli, erano presenti la presidente del consiglio Laura Rogora, il vicesindaco Luca Folegani, gli assessori Manuela Maffioli e Chiara Colombo, ma anche diversi consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, oltre ai rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni della memoria. Ancora una volta, a Busto Arsizio la memoria unisce, come ormai da consolidata tradizione e come ai tempi dell’intitolazione del parco Cossetto.
La testimonianza
Erano presenti alcune classi del liceo Candiani e dell’Istituto Tommaseo oltre che la testimone Bruna Paoli, che aveva 4 anni quando il padre, fabbro a Parenzo, fu gettato nella foiba di Surani. Il sindaco Antonelli ha ripercorso la sua storia: la fuga dall’Istria verso l’Italia, il trasferimento a Busto Arsizio, nel rione di Borsano, nel villaggio Giuliani e Dalmati, dove per lei è cominciava una nuova vita, da “italiana due volte, per nascita e poi per scelta”. «La nostra speranza, ragazzi, è che grazie a voi la memoria resti viva e sia tramandata – le parole del sindaco – sia un faro che indica il percorso da seguire, sia una radice solida che fa crescere la nostra comunità in pace, sia ciò che vi aiuta a crescere come cittadini responsabili, consapevoli, attenti ai valori per cui molte persone hanno combattuto, sofferto e perso la vita».
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