di Giorgio Cappellini
LONATE POZZOLO – Quanto influisce la tecnologia informatica nelle decisioni politiche in campo sanitario? «Aiutano molto ma il ruolo dell’essere umano resta centrale». Lo spiega il lonatese Giacomo Buonanno, nuovo membro del comitato del PoliS e professore ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni alla Liuc Università Carlo Cattaneo di Castellanza, con un approfondimento sul tema delle politiche pubbliche che sono sempre più “data-driven” e sull’applicazione della robotica nel settore sanitario.
Professor Buonanno, si parla sempre più di politiche pubbliche “data-driven”. Quanto i dati e gli strumenti tecnologici stanno cambiando il modo in cui le istituzioni prendono decisioni?
«Ci sono tanti livelli di decisione che prendono spunto da modelli e contesti diversi come il settore della sanità. Proprio sul tema sanitario è chiaro che i dati sono di fondamentale importanza e fanno riferimento ad analisi demografiche, epidemiologiche che sono data-driven. Questo però non significa che tutte le scelte politiche siano basate solo sui dati, anzi molte sono prese in base alle prospettive di sviluppo sociale ed economico. I dati perciò non eliminano le responsabilità ma danno delle chiare indicazioni da seguire unendo una componente tecnica di analisi e una componente politica che valuta più l’aspetto etico e morale».
L‘intelligenza artificiale sta trasformando molti settori. Potrebbe cambiare anche il modo in cui si progettano e valutano le politiche pubbliche?
«Sicuramente l’intelligenza artificiale potrà dare una mano da diversi punti di vista, perché entra in gioco sia nella tecnologia e sia nell’analisi dati di supporto alla sanità in diverse situazioni. Io sono convinto che la responsabilità di chi prende le decisioni trascenda dagli strumenti tecnici che vengono utilizzati come supporto. Certo è che chi prenderà le decisioni in ambito sanitario nei prossimi trenta o quarant’anni dovrà tenere conto che non si potrà prescindere da tecnologie basate sull’intelligenza artificiale: dalla robotica, alla diagnostica per immagini e alla gestione del paziente».
L’AI in futuro sarà in grado di snellire le liste d’attesa?
«L’AI può aiutare a capire quali persone hanno veramente bisogno di specifici esami. In questo senso può aiutare i medici a non aumentare il carico di prestazioni che alla lunga incide e genera le lunghe liste di attesa. Non sono convinto però che l’AI possa prendersi la responsabilità delle scelte, rimane indispensabile il contributo delle persone».
Parlando invece di robotica, tra pochi anni ci saranno i primi tipi di androidi che potranno aiutare, nel settore sanitario, a compiere le attività dell’uomo oppure la componente umana sarà ancora molto presente?
«È difficilissimo rispondere a una domanda di questo tipo perché dipende da tanti fattori. La robotica è già entrata in molti settori, in particolare in quelli di alta specializzazione. Nella sanità, ad esempio. Nelle sale operatorie dove gli elevati costi di acquisto sono facilmente ammortizzabili. Infatti i robot costano ancora tanto e inoltre la relazione umana è ancora importante verso i pazienti, ad esempio da parte delle infermiere dopo un’intervento. Diverso invece è il caso in cui il paziente è in sala operatoria e di solito in una condizione in cui non richiede un’interazione di tipo sociale. Non sono poi convinto della necessità di avere dei robot antropomorfi o androidi, mentre possono essere di grande supporto i carrelli automatici in grado di girare nelle corsie e supportare il paziente in alcune attività o i medici in sala operatoria».
Gli androidi dove potranno essere più utili per supportare l’uomo nelle sue attività?
«Partiamo da un esempio. Prendiamo in esame i sistemi di guida di un’automobile o di un aeroplano che sono stati progettati per l’uomo: in questi casi l’utilizzo degli androidi è essenziale perché l’interfaccia stessa è stata progetta con l’idea che ciò che la pilota abbia le mani, le braccia e tutto il resto che compone un essere umano. A quel punto gli umanoidi, che hanno la stessa struttura fisica dell’uomo, possono essere addestrati per sostituirlo. Dove non è necessario avere dei meccanismi di interazioni basati sulla morfologia del corpo umano, invece, non vedo la necessità di introdurli».
In conclusione queste tecnologie informatiche, come AI e robotica, possono rendere più efficiente l’apparato amministrativo ad esempio nella sanità?
«Certamente, queste tecnologie informatiche, tra i tanti compiti che svolgono, in ambito sanitario rendono più agevole la gestione delle cartelle cliniche e facilitano la valutazione delle diagnosi di un paziente per capire quali sono gli esami che servono e quali no. Fondamentale è poi la combinazione tra software e hardware, come i carrelli robotizzati, che ad esempio nelle corsie delle cliniche o degli ospedali potrebbero aiutare a servire i pasti. Dall’altra parte però oggi è ancora importante la presenza umana che in corsia può essere quella delle infermiere, oggi, specialmente i pazienti più anziani, farebbero fatica a sostituire la presenza di una persona con quella di un robot. Quindi l’integrazione di questi sistemi robotizzati deve far fronte anche a un problema generazionale, poiché ai nostri giorni siamo ancora abituati a un’interazione umana, che comunque non potrà mai essere completamente sostituita».
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