Odissea ex Borri, il Pd di Busto torna alla carica: «Snaturato. E costi lievitati»

BUSTO ARSIZIO – Ex calzaturificio Borri, quanto mi sei costato? È una delle domande che il centrosinistra, in opposizione a Busto Arsizio, pone al sindaco Antonelli e alla sua amministrazione di centrodestra «a ventisei anni» dall’acquisto dello storico complesso industriale di viale Duca d’Aosta. Le decisioni del 2021 – il progetto Pinqua – hanno «snaturato le destinazioni urbanistiche e di contesto garantite dal Piano» di recupero del 2015, quando la giunta Farioli approvò l’intervento che portò alla nascita del supermercato Coop. PD e Progetto in comune accendono i riflettori anche sui costi lievitati, in particolare «i 7800 euro al metro quadrato» per la ristrutturazione della casetta dell’ex portineria da destinare ad Infopoint.

La cronistoria

L’ex calzaturificio Borri – si legge nella cronistoria che fa da premessa all’interrogazione a prima firma Paolo Pedotti, segretario del PD di Busto – fu «acquistato nel lontano 2000 per 8 miliardi, equivalenti a 6,9 milioni di euro attuali» e dopo «svariate attività di progettazione dirette e concorsi di idee, senza alcuna scelta o attività concreta, se non quella di lasciar decadere tutti gli edifici già abbandonati dal 1990», solo nel 2016 ci fu la svolta del piano di recupero approvato dall’allora giunta Farioli. Con l’ex autosalone «divenuto supermercato Coop» e «la controversa rotonda, poi apprezzata dalla cittadinanza, all’incrocio di Viale Duca d’Aosta/Mameli». Il recupero dell’edificio principale dell’ex Borri affacciato sul viale prevedeva un costo «tra i 2,9 e i 3,5 milioni di euro» ma anche «un nuovo parco pubblico a servizio della zona» e «non prevedeva una vocazione residenziale», fanno notare i consiglieri di PD e Progetto in comune.

La bocciatura dei Dem

Da allora, prosegue l’interrogazione, si è assistito al «rifiuto da parte dell’amministrazione» delle proposte dei privati (il polo scolastico di Acof) e di semplici cittadini (il parco della Genesi), mentre «l’amministrazione ha cercato di intercettare ogni genere di fondi pubblici – contestano i Dem – per dimostrare la capacità di trasformare l’area con progetti improbabili e generici quali l’Auditorium, il distaccamento della facoltà universitaria di Scienze Motorie o l’ennesimo “incubatore di piccole imprese». Fino ad arrivare al progetto Pinqua – finanziato con 15 milioni di euro – che ha «snaturato le destinazioni urbanistiche e di contesto garantite dal Piano» di recupero tuttora vigente. Vista la previsione di «due palazzine di housing sociale (con 120 posti auto?)» sul retro del comparto, con «40 appartamenti che, tra l’altro ospiteranno fino a 46 anziani, 20 persone con disabilità e 10 studenti universitari». L’ultimo step è «il nuovo progetto finanziato con oltre 8,5 milioni di euro per il parziale recupero» del comparto, che «prevede il recupero dell’edificio principale che dovrebbe ospitare l’anagrafe (su 1.430 metri quadrati?), la piazza di collegamento con Viale Duca d’Aosta; nonché il “restauro e riuso” dell’ex portineria sul viale per un importo di 354 mila euro (per circa 45 mq, ovvero un costo stimato di oltre 7.800 euro al metro quadro!) per realizzare un generico “infopoint”. Nelle opere da realizzare sarà compreso l’impacchettamento di tutti gli altri edifici ora esistenti che resteranno sine die a bella vista». Toni da bocciatura su tutta la linea.

Le domande

«A quanto ammontano le spese tecniche sostenute dal Comune per le diverse progettazioni che hanno riguardato il Comparto Ex Borri dal 2000 (compresa la perizia per l’acquisto) e negli anni seguenti fino alle ultime decisioni dell’attuale Amministrazione». È questa la prima delle sei domande che il centrosinistra bustocco mette in fila per il sindaco Antonelli. E ancora: «Quali saranno i criteri per l’assegnazione in gestione da terzi del Borri Housing, quali costi gestionali saranno a carico del Comune e quali saranno le garanzie sociali ed economiche garantite ai fragili». Poi: «Quale è stato l’investimento complessivo per il parcheggio interrato, quali saranno i criteri di gestione, quali rapporti sono stati individuati con il Borri Housing e quali coerenze/vincoli sono dati dall’impiego di fondi statali». Ma i consiglieri di PD e Progetto in comune chiedono anche «qual è lo stato dell’affidamento del progetto preliminare relativo ai lotti 1/A e 1/B (comprendenti tra gli altri l’edificio principale) e quali tempistiche aggiornate sono previste per l’avvio dei lavori», fino a «quali altre funzioni saranno ospitate nell’edificio principale, oltre all’anagrafe che al momento utilizza nella sede comunale non oltre 500 mq di superficie a uffici» e a «cosa si intende per “infopoint”, in considerazione dell’enorme costo di recupero del piccolo edificio che si è deciso di ristrutturare».

Ex Borri di Busto, c’è l’ok al progetto. Se tutto va bene, opera completata nel 2029

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