BUSTO ARSIZIO – Potrebbero procedere con la denuncia già questa mattina i genitori del minorenne accerchiato da una gang italo-albanese ieri, 23 marzo, in centro a Busto Arsizio. Chissà fino a che punto si sarebbero spinti se non fosse intervenuta prontamente la polizia di Stato a porre fine all’ennesimo episodio di violenza sotto i portici del salotto buono della città.
L’arrivo della polizia
E’ accaduto ieri pomeriggio. Provvidenziale è stato l’intervento di due poliziotti, avvisati da alcuni passanti mentre percorrevano viale Duca D’Aosta: «Presto, andate sotto i portici davanti al Mc, c’è un ragazzo in difficoltà». Quando sono arrivati si erano già spostati di pochi metri, nell’anfratto di via Galilei dove non arriva l’occhio elettronico delle telecamere. Il minorenne era stato accerchiato dal gruppo che lo stava ripetutamente minacciando e insultando. Da quanto emerso finora, stava semplicemente passeggiando in centro in compagnia di un amico. Il suo unico errore? Aver sbagliato strada, trovandosi in uno dei punti – considerati i recenti precedenti – più pericolosi della città perché frequentati da baby gang senza scrupoli nei confronti dei loro coetanei.
Tutti in commissariato
Gli agenti hanno “liberato” il ragazzo, suggerendogli di far ritorno immediato a casa, al sicuro dalla sua famiglia. Visibilmente impaurito, prima di lasciarli li ha ringraziati ripetutamente, consapevole che non sarebbe tornato a casa sano e salvo. Soltanto due domeniche fa, infatti, un suo coetaneo cadde a terra senza sensi e con la bava alla bocca dopo essere stato violentemente picchiato in pieno giorno da una delle solite bande che frequentano il centro. Uno dei denunciati, ancora ieri si aggirava nella zona dei portici proprio nel momento dell’accerchiamento.
Questa volta le forze dell’ordine sono arrivate prima e hanno accompagnato i sette componenti del gruppo in Commissariato per essere identificati. Si tratta di italiani e albanesi. Alcuni di loro sono residenti in città, mentre altri arrivano da fuori, in particolare da Legnano e da Magenta. Al termine delle formalità di rito, le forze dell’ordine li hanno riconsegnati ai loro genitori che nel frattempo erano stati raggiunti al telefono e invitati e recarsi negli uffici di Polizia. Se la controparte dovesse procedere con la querela, per loro potrebbero configurarsi i reati di minaccia e violenza privata.
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