Busto celebra le “Donne di Storia”. Ma vie e piazze sono quasi solo al maschile

Anna Maria Mozzoni vista da Pina Traini

BUSTO ARSIZIO – Oltre l’otto marzo: in galleria Boragno da sabato 15 marzo c’è la mostra “Donne di Storia” con le opere di Pina Traini dedicate alle protagoniste femminili dimenticate dalla storia. Ma tra le conquiste mancate della parità c’è anche quella delle intitolazioni delle vie: anche a Busto Arsizio la sproporzione tra soggetti maschili e femminili nell’elenco della toponomastica cittadina è impressionante, quasi 300 contro una dozzina scarsa, con i soggetti religiosi in maggioranza. E nemmeno nelle proposte ancora da discutere spiccano figure femminili.

La mostra

La Galleria Boragno di Busto Arsizio ospiterà dal 15 al 21 marzo 2025 la mostra “Donne di Storia: 70 anni di carriera pittorica di Pina Traini”, un evento speciale dedicato alle donne che hanno segnato la storia. L’iniziativa è promossa da Rete al Femminile Varese – associazione di libere professioniste, freelance e imprenditrici – con l’obiettivo di celebrare il talento e la resilienza femminile attraverso l’arte. Marchigiana, classe 1935, una vita artistica dedicata all’emancipazione femminile: Pina Traini espone 20 delle 76 tavole realizzate in 10 anni a tecnica mista su tavola e dedicate alle protagoniste spesso dimenticate. Dalla costruttrice (sì, donna) del Ponte di Brooklyn alla donna simbolo della mostra Anna Maria Mozzoni, giornalista e attivista di Rescaldina che si è battuta nell’Italia risorgimentale per i diritti delle donne. Inaugurazione sabato 15 marzo alle 16.30, seguita da una conferenza di Luca Traini sulla “panoramica storica delle conquiste sociali femminili negli ultimi 150 anni”.

Toponomastica al femminile

Tra le conquiste mancate, c’è ancora lo spazio nella toponomastica delle città. Anche a Busto Arsizio: a parte i soggetti religiosi – le piazze Santa Maria, Sant’Anna e Beata Giuliana, il vicolo dell’Assunta e la via Madonna del Monte – si contano sulle dita di una mano le donne a cui sono state intitolate delle vie: ci sono Grazia Deledda, Maria Montessori, Madre Teresa di Calcutta e la Principessa Mafalda. Oltre a Maria Piantanida che è accostata al palazzetto dello sport di viale Gabardi (anche se un po’ oscurata dai naming sponsor, ora e-work Arena e prima palaYamamay) e alla poliziotta Emanuela Loi a cui è stato recentemente dedicato il nuovo “Bosco di San Giuseppe“. In tutto sono poco più di una decina contro quasi 300 soggetti maschili presenti nell’elenco della toponomastica cittadina.

Le proposte di intitolazione

Una sproporzione che è del tutto analoga a quella che avviene un po’ ovunque ma che forse richiederebbe un intervento riparatore negli anni in cui si tende a valorizzare la parità di genere. Anche perché le ultime richieste di nuove intitolazioni tendono sempre a privilegiare “l’altra metà della mela”, quella al maschile. Dal controverso Sergio Ramelli ai calciatori della Pro Patria (Andrea Cecotti e Giancarlo Amadeo, ma c’è anche chi ha proposto Raffaele Carlomagno per la curva) pronti per denominare settori dello stadio “Speroni”, fino ai nomi ancora da ratificare, come Ivanhoe Gambini e Walter Albini che erano stati ipotizzati insieme a Lucio Flauto per le piazzette della Residenza del Conte, oppure Mike Bongiorno e Silvio Berlusconi, ventilati in tempi recenti. Donne? Non pervenute.

Intitolazioni a Busto: Albini e Gambini in attesa, idea Mike Bongiorno. E Berlusconi

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