Busto, Chiesa: «Cremazioni in aumento», Reguzzoni: «Allora intervenite sul forno»

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BUSTO ARSIZIO – Alessandro Chiesa smentisce che ci sia una “fuga” dai cimiteri a causa dell’aumento delle tariffe. E lo dimostra numeri alla mano. Che però non convincono proprio tutti in consiglio. La verità sul calo dei rinnovi delle concessioni cimiteriali, per l’assessore, è molto semplice da leggere: «Più che gli aumenti, sono i cambiamenti culturali in atto. Tantissimi cittadini hanno modificato le proprie abitudini. C’è un aumento delle cremazioni, spesso con la richiesta di portare le urne funebri a casa. Sono proprio le usanze mutate anche nei confronti del “caro estinto” ad avere inciso sulla riduzione dei rinnovi».

I numeri

Le concessioni in scadenza nel 2018 erano  625. Solo in 184 hanno deciso di prorogare per altri trent’anni l’affitto del loculo. Un calo considerevole, ma che non preoccupa l’assessore Chiesa: «In pratica si tratta di un 24 per cento di rinnovi effettuati. Una percentuale in linea con il 2017, quando i rinnovi furono attorno al 27 per cento». Insomma il rincaro sulle tombe non  fa scappare dai cimiteri di Busto, «che – spiega Alessandro Chiesa – in realtà sono pieni. Su 80 mila posti per le sepolture a disposizione in città, solo 200 circa sono liberi».

In soldoni  il calo di rinnovi ha generato perdita di introiti pari a 161mila euro rispetto al previsto. Una cifra dalla quale però sono state stornate le spese in carico al Comune per le estumulazioni e che se sommata porterebbe la cifra dei soldi non introiettati da Palazzo Gilardoni, a circa 1 milione di euro. Un “rosso” già denunciato qualche tempo fa dall’ex assessore Alberto Riva.

Le perplessità e il forno crematorio

Sulla politica dei rincari cimiteriali il Partito Democratico ha mostrato una serie di perplessità per voce del capogruppo Valentina Verga, la quale ha sottolineato la preoccupazione del forte calo dei rinnovi: «State aspettando che si arrivi a zero rinnovi?». Ma anche la consigliere di maggioranza della Lega Paola Reguzzoni qualche dubbio ce l’ha. «Le mie perplessità non sono tanto sui numeri, quanto sulla visione generale che, esposta in questo modo, perde di efficacia. Io penso che l’obiettivo non debba essere quello di fare cassa, bensì di contenere il consumo di suolo». E dopo questa premessa Reguzzoni, senza fare nomi e senza usare toni polemici si rivolge anche all’assessore ai Lavori pubblici, ovvero al sindaco Emanuele Antonelli: «La politica cimiteriale avviata ha una logica se nel ragionamento complessivo si considera anche il forno crematorio. Sul quale abbiamo investito, abbiamo ottenuto anche l’ok dalla Regione per realizzare perfino la terza linea. Eppure è stato stralciato dal piano delle opere pubbliche. Per questo auspico che l’intervento per la seconda linea al forno crematorio venga presto riconsiderato nel piano». Paola Reguzzoni non lo dice, ma avere un forno crematorio performante e con più linee consentirebbe a Busto di poter accettare più cremazioni anche da fuori città. E ciò significherebbe maggiori introiti. Soldi che contribuirebbero così a ridurre quel milione di euro che manca seppur non ci sia fuga dai cimiteri.

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