Busto, l’assessore provoca un incidente e si autoaccusa: «Ho fatto una coglionata»

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BUSTO ARSIZIO – Onestà intellettuale. Lo scrivono su Facebook a commento del post in cui Max Rogora, assessore bustocco alla Sicurezza, si autodenuncia per un incidente stradale, auto semidistrutta in un tamponamento causato da una sua distrazione: era al telefonino. “Sono un coglionazzo” afferma il diretto interessato sui social e, in una lunga intervista rilasciata alla Prealpina, conferma di aver fatto “una coglionata”. Il senso: predico bene, ma razzolo male. Mea culpa che sta suscitando contrapposte reazioni, tra l’ilarità e l’approvazione, tra chi vi intravede un’occasione per avere comunque visibilità e chi, al contrario, giudica commendevole l’aver reso pubblica una propria mancanza, così da rendere in modo plastico le possibili conseguenze di una simile infrazione: parlare o chattare al telefonino mentre si guida, non si fa. Punto.

Personaggio che sfugge alle regole

Che ci fosse bisogno della prova sul campo dell’assessore, anche no. Soprattutto di un rappresentante istituzionale promotore di campagne per la sicurezza stradale, tifossisimo dell’autovelox e dei safari della polizia urbana a caccia di automobilisti indisciplinati. Rogora, quello “che i pendolari sono come i piccioni”, colpito dalla dantesca legge del contrappasso. Lui, che nel suo partito, la Lega, non sembra godere di unanimi consensi, che a volte sfugge alle regole della politica per far di testa sua, che suscita contrastanti sentimenti quando bercia contro qualcuno o aderisce sic et simpliciter a situazioni avversate dal Carroccio. Lui, che gli amici chiamano “mister black”, portabandiera ufficioso quanto irriducibile degli ambulanti suoi colleghi.

Un personaggio della nuova politica, che a volte gioca al ribasso ma spesso acchiappa consensi. Per dare senso compiuto al suo pentimento sarebbe interessante conoscere se si è autodenunciato, oltre che ai giornali, anche alla polizia urbana, pagando la sanzione prevista nella circostanza, compresi i punti decurtati dalla patente. Tanto per sapere. E per andare in scia al mega direttore di Fantozzi quando, al tavolo del biliardo, avverte il suo stordito avversario: “Questa si che è classe, coglionazzo”.

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