BUSTO ARSIZIO – Come ha annunciato ieri, sabato 24 giugno, Giuseppe Civati introducendo l’ospite d’eccezione Luca Mangoni, la giornata alla People dopo un workshop sul lavoro editoriale, sarebbe finita «in gloria con uno dei suoi libri più spiritosi e nello stesso tempo, tra spigolature e rivelazioni “inquietanti”, più riflessivi»: nella sede a Busto della casa editrice l’architetto e showman che da sempre accompagna, tra tanti travestimenti surreali e dissacranti, la band milanese Elio e le Storie Tese ha presentato, insieme al coautore Paolo Cosseddu, “Supergiovane forever”, opera biografica a lui dedicata.

La mostra d’arte sacra a Palazzo Reale
Dopo l’apertura con il tema di Indiana Jones – scelto in omaggio al nuovo film di imminente uscita – cantato da un Mangoni d’annata a “Cordialmente” su Radio Deejay, il discorso è subito caduto, alla luce della festa di San Giovanni in corso in città, sui santi patroni e sulla storia di quando impersonò Sant’Ambrogio: «Un’installazione alla Marina Abramović frutto, come dice sempre Elio, di “parentele e nepotismo”: i suoi genitori sono originari della Marche e lì un suo parente pittore crea quadri a tema sacro, prendendo come modelli persone che fotografa. In occasione della mostra che tenne a Palazzo Reale io fui scelto per interpretare il santo protettore di Milano: sui grandi stendardi della pubblicità appesi fuori con, per esempio, Degas, c’era anche la mia faccia». L’evento prevedeva che regalasse in piazza piccoli duomi realizzati con la stampante 3D, «un segno di pace e distensione dopo quello che Tartaglia aveva lanciato a Berlusconi: sono arrivate cento persone a prenderli perché “gratis” è la cosa che muove le folle».

Politica a Milano
Inevitabile è stato toccare il tema della politica, elemento presente nel vita di Mangoni fin da bambino, che dal balcone vedeva gli enormi stabilimenti della Pirelli e sfilare le manifestazioni di operai e studenti: «Casa mia si affacciava su viale Sarca, di lì passavano tutti i cortei diretti al centro di Milano. Ma quello che percepivo era la massa». Con l’età adulta è arrivato il sostegno a Giuliano Pisapia nel 2011 con la campagna del candidato ideale, e in particolare con il comizio tenuto dal balcone di un palazzo in centro senza dire una parola, seguito dall’entrata in scena di un gruppo di mariachi: «Sì, perché ai comizi non è essenziale dire qualcosa: se la gente arriva lì è già convinta. Diventa un’altra installazione, un happening. Io ed Elio eravamo già vicini alla famiglia Moratti per le nostre fedi calcistiche: quando Milly si schierò il momento sembrava propizio per mandare a casa la coalizione di centrodestra. Come disse lui, oltre alla forza del personaggio, ero oggettivamente competente in questioni urbanistiche: il candidato ideale, appunto. La lista non era però fortissima e non raggiunse il quorum. I voti sono comunque andati a Pisapia e io, tra i candidati di tutti gli schieramenti, sono stato uno di quelli con più voti, tipo il ventesimo».

Supergiovane senza rivali
Come ha spiegato Cosseddu, l’approccio del libro si è sviluppato lungo su due filoni. «Uno si è concentrato sulla narrazione di un’epica supereroistica, perché – richiamando il discorso fatto da Bill alla Sposa nel film “Kill Bill” – Mangoni, così come Superman, è già il suo personaggio nella vita di tutti i giorni; il secondo si è invece rivolto più al contesto culturale, cioè come lui venga percepito. Per esempio all’estero: ti sei mai interrogato su questo aspetto?». «Non è facile dirlo – ha osservato l’interessato – perché anche quando siamo andati in tour in Europa dopo i concerti ci incontravamo con gli italiani che lavoravano o studiavano nei vari Paesi. Parlando però con i loro colleghi o fidanzate originari del posto, abbiamo constatato che una figura come la mia, che mentre la band suona all’improvviso appare in scena per vari numeri, non ha equivalenti». Tutto è nato sui banchi di scuola: «Elio era un mio compagno di classe che studiava anche flauto traverso al conservatorio iniziando intanto, per scherzo o divertimento, a modificare le canzoni dei cartoni animati e della pubblicità. Ho così continuato a seguire ciò che faceva anche dopo il diploma, ci si trovava nella mansarda di un altro compagno, poi diventato manager della band: il fratello di Rocco Tanica. Per il gruppo l’esordio dal vivo fu al Parco Ravizza, al festival della sezione locale della Figc, seguito dai primi concerti al “Magia”. Per me fu lì con la canzone “Catalogna”, accompagnata dal lancio della verdura sul pubblico».
