CADREZZATE – E’ finita alle 20 di questa sera, mercoledì 12 novembre, la fuga di Elia Del Grande, il 49enne scappato dalla casa-lavoro di Castelfranco Emilia lo scorso 30 ottobre. I carabinieri del comando provinciale di Varese, di Modena e del Ros lo hanno bloccato a Cadrezzate suo paese d’origine, nella sua abitazione di via Matteotti, non lontano dalla casa dove il 7 gennaio 1998 sterminò la famiglia uccidendo padre, madre e fratello.
Il favoreggiamento e gli spostamenti in pedalò
Per quella che fu definita “la strage dei fornai” – l’intera famiglia lavorava nel forno di proprietà sempre a Cadrezzate – Del Grande fu condannato a 30 anni in via definitiva. La conoscenza del territorio di Del Grande non ha agevolato le operazioni di ricerca del fuggitivo, il quale si è spostato ripetutamente con facilità tra la ricca vegetazione dell’area ricompresa tra Ternate, Travedona Monate e Cadrezzate con Osmate, potendo anche contare su soggetti che lo hanno favorito. Per garantire la propria irreperibilità non ha esitato anche ad utilizzare un pedalò per spostarsi sul lago di Monate, di notte, evidenziando, particolare disinvoltura, tra darsene e canneti lacustri.
Le chiamate al 112
Questa sera Del Grande era stato localizzato nella sua abitazione, dove era arrivato solo poche ore prima. Quando il blitz è scattato sono partite anche alcune segnalazioni al 112 tra queste anche quella di un’anziana residente che denunciava la presenza di cinque banditi incappucciati vicino ad una caso. Erano i carabinieri ormai entrati in azione che hanno avuto ragione del fuggitivo con un’azione durata pochi istanti, senza che il 49enne avesse possibilità di scappare.
Istruzioni da Modena
Del Grande è stato portato temporaneamente in caserma a Varese in attesa delle disposizioni del magistrato di sorveglianza di Modena. Solo lo scorso 6 novembre Del Grande aveva inviato una lettera e pubblicato sui social un lungo sfogo nel quale elencava le ragioni della propria fuga. «Pago lo scotto del mio nome e di quello che ho commesso, stavo ricostruendomi una vita», aveva scritto.
Le ragioni della fuga
«Il mio gesto è dovuto alla totale inadeguatezza che ancora incredibilmente sopravvive in certi istituti, come le case lavoro, che dovrebbero tendere a ri-socializzare e reinserire con il lavoro, per l’appunto cosa che non esiste affatto, le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi OPG (gli ospedali psichiatrici giudiziari ndr) dismessi nel 2015 grazie una legge stimolata da qualcuno che ha voluto aprire gli occhi su quello scempio che era ancora in essere, cosa che non è accaduto per le case al lavoro che in realtà sono recipiente di coloro che hanno problemi psichiatrici e che non hanno posto nelle Rems».
Grazie ai Carabinieri
«Voglio ringraziare i carabinieri e la magistratura – commenta il sindaco di Cadrezzate Cristian Robustellini – E’ stata un’operazione incredibile. Ci sarà tempo nelle prossime ore per i commenti ma adesso tutto lo spazio deve essere riservato ai Carabinieri di Varese, Modena e del Ros che hanno dato prova di un’efficienza e di una professionalità straordinarie». Il primo cittadino sottolinea come Del Grande fosse arrivato in paese solo da qualche ora quando i militari lo hanno catturato. «Forse cercava qualcosa che gli era stato lasciato da qualcuno – dice Robustellini – Ciò che conta è che sia stato preso». Come sottolineato dagli inquirenti Del Grande ha potuto contare anche su alcune persone che lo hanno favorito durante la latitanza.
La lettera di Elia Del Grande ancora in fuga: «Pago lo scotto del mio nome»
