Candiani (Lega): «Con la Zes di Varese soldi in busta paga. Giorgetti decisivo»

Candiani e Giorgetti

ROMA – Una Zona Economica Speciale che comprende Varese, Como e Sondrio e il VCO. L’impegno che il governo Meloni si è assunto nel corso dell’approvazione della Finanziaria è proprio quello di costituire una Zes al confine con la Svizzera per dare impulso all’economia reale – non solo soldi alle pubbliche amministrazioni – e allo sviluppo imprenditoriale.

«Ministro Giorgetti decisivo»

A spiegare in sintesi il valore dell’impegno governativo è Stefano Candiani, deputato leghista ed estensore del disegno di legge sulla Zes per le zone di confine già 10 anni fa. «È questo un tema annoso e che proprio oggi – martedì 30 novembre – registra un passo importante. È la prima volta che un governo si prende un impegno in tal senso. E questo grazie al lavoro concordato con il ministro Giancarlo Giorgetti che ringrazio per la sua determinazione. In questo passaggio è stato decisivo».

Soldi in busta paga

Su cosa si basa l’impegno assunto. «L’impegno del Governo – spiega Candiani – è quello di costituire una Zes anche per le province del Nord che confinano con la Svizzera e anche di rendere strutturale il sostegno economico. Ovvero, le risorse che derivano dal surplus dei ristorni frontalieri, in aggiunta a quelle già stanziate dall’articolo 11 della legge di ratifica dell’accordo tra Italia e Svizzera, dovranno essere destinate ai cittadini italiani che lavorano nei Comuni della fascia entro i 20 chilometri dal confine. In busta paga. In questo modo si andrebbe concretamente a sostenere l’economia reale dei nostri territori».

Sostegno alle imprese

Candiani parla anche per ordini di grandezze. «Prendiamo come parametro quest’anno. Avremmo risorse per 60 milioni che nel giro di un paio d’anni arriveranno a 100 milioni e poi a salire. Soldi che dovranno andare in busta paga come “assegno di frontiera” e con l’obiettivi di ridurre il gap salariale che c’è tra la Svizzera e i nostri territori». Non solo, perché la Zes porterebbe sostegno e vantaggi anche per le imprese. «Ovvero, si andrebbero a creare condizioni con agevolazioni fiscali sul credito d’imposta fino al 60% per chi avvia un’attività nelle aree di confine, creando in questo modo una capacità di attrazione che sotto il profilo dell’impiego così da arginare la fuga di professionalità e mano d’opera nel Canton Ticino».

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