Caos calmo Pro Patria: la panchina di Colombo, l’offerta degli americani e i veri soci

BUSTO ARSIZIO – Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla. Ma la Pro Patria, a Busto Arsizio, viene prima di tutto e fa parlare e discutere (fortunatamente, aggiungiamo) più di Trump e Musk messi assieme. Dopo la sconfitta di domenica con la Giana Erminio, in casa biancoblù il de profundis di Colombo sembrava scontato. Questo almeno diceva la logica dei numeri e del calcio. Ma noi che conosciamo un po’ l’ambiente, e soprattutto i loro interpreti, ci siamo volutamente presi qualche ora in più, per cercare di far capire le dinamiche (a tratti incomprensibili) e gli equilibri (spesso sottilissimi) attorno ai quali ruota il mondo Pro Patria.

Colombo e il bivio

In molti avevano dato Colombo all’ultima partita alla guida della Pro Patria, alla luce anche della sua onorevole “apertura” in sala stampa (“Io agirò sempre e solo per il bene di questa società”). I numeri (12 partite senza vittoria) a dire il vero lo avrebbero già condannato da tempo, ma a non a Busto, perché la Pro Patria della gestione Testa – piaccia o non piaccia, giusto o non giusto – è una questione di famiglia. E Riccardo è un figlio della Pro Patria.
Se a questo principio di fondo – da non sottovalutare mai in ogni analisi – aggiungiamo il fatto che Turotti, anche dal canto suo, aveva faticato ad esonerare persino Bonazzi e Prina – concedendo ad entrambi più tempo di quello che la logica avrebbe suggerito – il quadro in casa biancoblù è presto fatto. Per sbloccare questa situazione, che si sta ritorcendo contro e che porta dritto alla serie D, ci sono due soluzioni: o Colombo torna a vincere con la Pro, oppure interviene un evento esterno (nuovi soci) o interno (dimissioni) che fa scoppiare il bubbone.

Gli americani

A mettere benzina sul fuoco ci si è messo pure il comunicato dell’American Group Sport Management di Miami che, dopo aver mostrato interesse per il club calcistico di una delle città più belle d’Italia come Lucca, ha invece preferito dirottare le proprie attenzione sul club di una delle città più brutte d’Italia, ricevendo i … “complimenti” dalla stessa presidente Patrizia Testa 

L’American Group Sport Management di Miami ha recentemente manifestato, tramite i propri legali, un forte interesse nell’acquisire della Aurora Pro Patria, una squadra con un potenziale storico nel panorama calcistico. La proposta avanzata dalla società americana prevede un progetto ambizioso volto alla valorizzazione dei giovani calciatori, utilizzando un algoritmo innovativo che ottimizza i valori matrici dei giocatori. L’obiettivo è quello di potenziarne le capacità tecniche e atletiche, contribuendo al miglioramento del livello complessivo del calcio italiano. Il progetto si inserisce in una visione più ampia, che punta a riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale, con un focus particolare sui giovani talenti. A sottolineare l’importanza di questa iniziativa, c’è da dire che i soci dell’American Group sono italiani, il che giustifica ulteriormente l’entusiasmo e l’impegno nel sostenere questo progetto calcistico con l’Aurora Pro Patria protagonista.

I veri soci: adesso o mai più

Per fortuna, della Pro Patria in primis, una trattativa resta in realtà aperta. Come confermato a suo tempo dalla stessa presidentessa Testa, ci sarebbero nuovi soci pronti ad entrare, rilevando quote del club. A che punto sia la trattativa non è dato sapersi con esattezza, ma la situazione di classifica della Pro Patria potrebbe paradossalmente favorire un’accelerazione del closing. Del resto più il tempo passa, più il prodotto Pro Patria perde inesorabilmente valore, fra un pubblico ormai ai minimi termini, una disaffezione galoppante, un social/marketing pressochè inesistente e un rischio retrocessione in serie D più che concreto.
Adesso o mai più, verrebbe insomma da dire, anche perché i nuovi soci – sempre che non siano masochisti – vorranno presentarsi alla piazza con elementi (allenatore e giocatori) tali da suscitare un minimo d’entusiasmo.

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Pro Patria Colombo americani – MALPENSA 24
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