Cargo Malpensa, 120 lavoratori senza stipendio. «Ci stanno portando alla fame»

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MALPENSA – Lasciati soli dai sindacati, dalla politica, persino dal committente che, seppur indirettamente, da anni garantisce loro il lavoro e, dunque, uno stipendio. Tra loro c’è persino chi, alla Cargo city di Malpensa, ha fatto il suo esordio nel 2007. Dall’inizio del mese 120 lavoratori sono a casa, in un limbo «che ci sta riducendo alla fame». Sono gli addetti della Ncl, cooperativa che ha perso l’appalto in Alha. E nonostante la promessa di riassumere alle dirette dipendenze dell’azienda tutti i 265 lavoratori coinvolti nel licenziamento collettivo, circa 120 addetti per i vertici non esistono più.

Costretti a firmare

«Da un giorno all’altro si sono presentati con il nuovo contratto: volevano firmassimo immediatamente», racconta una delegazione dei 120. «Erano cinquanta pagine fitte di norme e riferimenti incomprensibili. Tra noi ci sono persone che hanno la terza media e tanti stranieri, cosa ne possiamo capire? Così ci siamo rivolti a un avvocato per avere più certezze. E’ bastato questo per escluderci». Prosegue il racconto: «Eppure i contratti che ci hanno proposto presentano delle condizioni che, secondo noi, non garantirebbero stabilità e garanzie, nonostante si tratti di un contratto a tempo indeterminato. Attualmente noi non stiamo lavorando, ma non siamo nemmeno stati licenziati. I badge per l’accesso sono stati disabilitati pertanto non ci viene concessa nemmeno la possibilità di entrare in azienda. Non abbiamo turnazioni e nemmeno notizie ufficiali sul presunto cessato appalto».

Accordo tombale

Eppure c’è chi ha firmato. «E’ logico, stanno facendo pressioni incredibili. Ti dicono: firma che perdi il lavoro e hai una famiglia a casa da mantenere». Ma firmando, fa sapere la delegazione, si accettano in accordo con le parti sociali anche conciliazioni tombali con la rinuncia a tutte le controversie economiche del passato. Con 1300 euro lordi – uguali sia per chi lavora alla Cargo city da uno così come da dieci anni – si rinuncia dunque a rivendicare qualsiasi tipo di controversia che possa appartenere al passato.

Anche il senatore Paragone è sparito

Per chi non ha firmato, il 31 gennaio è stato l’ultimo giorno di lavoro. Da allora non ha più messo piede alla Cargo city, ma allo stesso tempo non è ancora stato licenziato. Soltanto a qualcuno di loro, ieri, è arrivato un Whatsapp (nella foto in basso), l’unica comunicazione – che di ufficiale non ha proprio niente – ricevuta dalla cooperativa. Chi si è rivolto all’ufficio di collocamento, dunque, è stato respinto allo sportello. A queste condizioni non hanno ancora in mano il Tfr e non possono nemmeno accedere agli ammortizzatori sociali. «Ci stanno portando alla fame per costringerci a firmare. Nel frattempo il nostro lavoro lo fanno nuove persone assunte con agenzia interinale e con un’altra cooperativa. Perché nessuno fa niente? Le autorità intervengano. I sindacati ci hanno lasciati soli e persino il senatore Gianluigi Paragone, che con noi aveva iniziato la battaglia contro le finte cooperative, è sparito».

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