Caso Sabba, Fiore firma la mozione di sfiducia: «In tempo utile. Ora votiamola»

Matteo Sabba ed Emanuele Fiore

BUSTO ARSIZIO – «Ho protocollato la firma alla mozione di censura. Ora diventa una mozione di sfiducia. E la presidente del consiglio dovrebbe inserirla nell’ordine del giorno del consiglio comunale del 16 gennaio». Emanuele Fiore, consigliere del gruppo misto, alla fine ha deciso. Si è accodato agli altri otto rappresentanti di opposizione e ha aggiunto la sua firma alla mozione che chiede le dimissioni di Matteo Sabba da assessore. «Sfiducia o censura poco importa, per me è solo un tecnicismo – sostiene Fiore – di certo con la proposta di modifica al regolamento mi hanno fregato. Ma sono loro che hanno cambiato le carte in tavola, io ho deciso nei tempi che mi ero dato con il mio gruppo».

Alla fine, la firma

La firma del nono consigliere necessario per configurare la mozione di sfiducia alla fine è arrivata, e da regolamento sarebbe anche “in tempo utile per l’iscrizione all’ordine del giorno del consiglio”, così da poter essere “esaminata e discussa prima di ogni altro argomento” e con voto a scrutinio segreto. «Da quel che so è a discrezione del presidente del consiglio decidere se modificare l’ordine del giorno della seduta già convocata, come fatto lo scorso 16 dicembre con l’interrogazione urgente della maggioranza, oppure se mantenere la mozione di censura – spiega Emanuele Fiore – ne prenderò atto, ma se non fosse inserita ci troveremmo di fronte a due pesi e due misure. Un’interrogazione urgente un’ora prima va bene e una mozione di sfiducia protocollata sette giorni prima non è in tempo utile?».

La decisione

Al di là dell’aspetto giuridico, il consigliere del gruppo misto ci tiene a chiarire di essere con la coscienza a posto anche se ha depositato la firma a consiglio comunale già convocato: «Io non ho fatto né presto né tardi, è la maggioranza che si è messa al riparo da eventuali franchi tiratori, tagliando le gambe alla mozione di sfiducia con la cancellazione del voto segreto. A regolamento vigente con la mia firma era mozione di sfiducia in qualunque caso». E vuole anche chiarire le motivazioni di una decisione condivisa con il suo gruppo, formato dall’ex consigliere Giuseppe Ferrario e dalla già candidata della Lista Antonelli Giovanna Moschitta: «Ci eravamo dati appuntamento dopo le feste, dopo aver approfondito la documentazione ricevuti dal Comune e da Agesp Attività Strumentali, che ringrazio per la tempestività – rivela Fiore – per tirare una riga e prendere una decisione. E abbiamo stabilito che era giusto firmare».

Le motivazioni

Sono tre le ragioni della scelta. «Un’omissione c’è stata e non ci piove – sottolinea il consigliere del gruppo misto – in buona fede? Secondo me è più superficialità e poca attenzione, perché era una cosa importante. Inizialmente avevamo l’idea di non firmare perché pensavamo ad un eccesso di zelo del segretario generale di allora nell’aprire la procedura di incompatibilità, dato che l’associazione BB3.0 non riceve direttamente esborsi dal Comune, però poi ci siamo chiesti perché prenderci noi questa responsabilità se un segretario ha aperto una procedura e chiesto un impegno formale a dimettersi. O Sabba contestava quella procedura, oppure se l’ha accettata doveva adeguarsi». L’ultima ragione, per Fiore, è «il rispetto che dobbiamo avere nei confronti di chi ha segnalato» questa vicenda, sia che fosse «interno all’amministrazione – un’assessore uscente? – e nel caso la maggioranza era a conoscenza di questa omissione e l’avrebbe dovuta chiarire quando è emersa, oppure esterno, e sarebbe un cittadino che ci sta dicendo che non stiamo facendo il nostro mestiere e che il Comune non ha verificato il rispetto degli impegni presi da un consigliere». E dunque, «nulla di personale contro Matteo Sabba – chiarisce in conclusione Fiore – però credo che sia giusto fare un salto indietro al 2021 e ridare la parola ai consiglieri per far loro decidere se Sabba ha operato bene, non come assessore ma sulla questione dell’incompatibilità. Per quel che mi riguarda non è una sfiducia ma una censura del suo operato».

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